Il dramma di Ginola: “Io, morto clinicamente in campo per otto minuti”

Il dramma di Ginola: “Io, morto clinicamente in campo per otto minuti”

L’ex calciatore di Tottenham e Newcastle parla della sua esperienza in campo. Colpito da arresto cardiaco durante una partita di beneficenza, si è salvato grazie al defibrillatore. Una situazione che può accadere su qualsiasi campo…

di Redazione Il Posticipo

L’importanza del defibrillatore in campo? Per informazioni chiedere a David Ginola. L’ex stella del Tottenham e del Newcastle United deve la sua vita allo strumento d’emergenza che gli ha permesso di restare in vita nonostante un attacco cardiaco.

MORTO – Il dramma è raccontato nei minimi particolari a The Chronicle. Ginola è stato clinicamente morto per otto lunghissimi minuti, dopo un attacco di cuore che lo ha sorpreso in una partita di beneficienza di calcio nel maggio del 2016. Se è ancora in vita è perché il defibrillatore ha permesso di mantenere attive le funzioni celebrali. Ginola parla della sua eperienza: “Mi sono sentito mancare e poi sono crollato a terra. È stata una situazione molto spaventosa anche perché non c’erano stati avvertimenti, niente allarmi”. Il francese aveva anche smesso di respirare e ingoiato la lingua. “Qualcuno sul campo da calcio, grazie a Dio, è stato in grado di eseguire il CPR, ma su quindici persone, solo due ne erano in grado. Evidentemente c’è qualcosa di sbagliato, anche se quei due che sono stati capaci di usare il CPR mi hanno salvato la vita”.

PREVENZIONE – Motivo in più per cui il francese, come riporta il Sun, ha applaudito all’iniziativa delle scuole inglesi di insegnare la rianimazione e non dimentica mai di sottolineare la necessità di avere a portata di mano un defibrillatore durante un match. Un concetto che è stato messo nero su bianco anche in Italia. Dopo il decreto del 26 giugno, dal 1 luglio del 2017 secondo la normativa del Ministero della Salute, ogni associazione ha l’obbligo di dotarsi di defibrillatori e ogni impianto sportivo deve essere dotato di un defibrillatore semiautomatico o a tecnologia più avanzate. E nel corso delle gare deve essere presente una persona formata all’utilizzo del dispositivo salvavita. Perché come dimostra Ginola, non si può mai sapere se e quando potrà servire di intervenire.

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