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Il dramma di Gazza e l’incubo della stampa: “Era tutto vero, la paranoia gliela abbiamo fatta venire noi”

Mandatory Credit: Allsport UK/ALLSPORT

In Inghilterra fa scalpore un documentario sulla "Gazzamania", quando i tabloid facevano davvero di tutto per sbattere Paul in prima pagina, fino ad arrivare a mettergli sotto controllo il telefono e convincere amici e conoscenti a parlare di lui...

Redazione Il Posticipo

Paul Gascoigne è così, ha la capacità di passare (e di far passare) dalle risate alle lacrime in un batter d'occhio. Molti nella sua carriera e soprattutto dopo il suo ritiro lo hanno definito un clown triste, che ha mascherato i suoi problemi con gli scherzi. Possibile, anche se può benissimo essere anche il contrario, che il buon Gazza sia una persona fondamentalmente gioviale, che però di brutte botte ne ha prese davvero tante. Soprattutto nel periodo della "Gazzamania", in cui i tabloid facevano davvero di tutto per sbattere Paul in prima pagina, fino ad arrivare a mettergli sotto controllo il telefono e convincere a parlare di lui amici e conoscenti, pur di poter scrivere e parlare di Gazza. Proprio a quegli anni è dedicato un documentario di cui c'è stata la prima.

DOCUMENTARIO - Una proiezione a cui Gazza stesso non ha partecipato, ma a cui c'era la sua famiglia. A partire da sua sorella Anna, che come spiegano dichiarazioni riportate dal DailyMail è stata particolarmente colpita dalla pellicola. "Io queste cose le ho viste di persona durante quel periodo, ma mia figlia Harley, che è nipote di Paul, non aveva idea di quello che è successo e ha pianto per tutto il documentario. È stato difficile da vedere e molto emozionante. E per me ha sottolineato quello che dico da danni: Paul era un uomo giovane e vulnerabile, la cui salute mentale ha sofferto molto perchè persone di cui si fidava lo hanno usato e sfruttato per migliorare la loro carriera e farci dei soldi. Il modo in cui si è comportata la stampa e il tradimento di chi era vicino a Paul, che lavorava assieme ai giornalisti, è tremendo".

PARANOIA - E non si può pensare che senza quel talento così cristallino, le cose forse sarebbero andate diversamente. E anche in maniera migliore. "Cosa sarebbe successo se Paul fosse stato solo un calciatore come tanti? Se avesse giocato in una squadra normale, magari senza mai vestire la maglia dell'Inghilterra. Se fosse stato solo una persona a cui piaceva il suo lavoro e che poteva farlo senza problemi. Vorrei tanto che le cose fossero andate così". A confermare il trattamento di Gazza da parte della stampa c'è anche la confessione di un giornalista. "Alla fine hanno diagnosticato a Paul una paranoia di livello estremo, ma la verità è che non era paranoico, era la realtà delle cose. La paranoia gliel'abbiamo fatta venire noi". Ma ora forse per il povero Gazza un'ammissione di colpa serve davvero a poco...