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Il coming out di Igor Benevenuto: “Io, arbitro e gay. Nel calcio omofobia latente, il 99% di noi si nasconde”

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Poche e sentite e parole che hanno levato un macigno dalla coscienza del direttore di gara brasiliano che ha dichiarato la propria omosessualità.

Redazione Il Posticipo

"Mi chiamo Igor Benevenuto, sono un arbitro e sono gay". Poche e sentite e parole che hanno levato un macigno dalla coscienza del direttore di gara brasiliano che ha dichiarato la propria omosessualità in un'intervista al podcast "Nos Closets dos Vestiários".

COMING OUT

Una sorta di liberazione. Benevenuto è il primo arbitro internazionale FIFA protagonista di un coming out. "Mi chiamo Igor Junio ​​Benevenuto de Oliveira. Sono un arbitro di calcio, ma da oggi non sarò più una delle tante versioni di Igor che ho creato. Sarò solo Igor, un uomo, gay, che rispetta le persone e le loro scelte. Niente maschere. Solo Igor. Nessun filtro e orgoglioso di essere me stesso. Amo il calcio come gioco ma sono arrivato ad odiarlo profondamente quando ho percepito un ambiente carico di pregiudizio. C'è ancora molta omofobia latente, del machismo mascherato dallo scherzo. Io sapevo di essere omosessuale sin dalla prima infanzia e mi sono forzato per crearmi un personaggio anche per giocare a calcio con gli altri bambini".

CARRIERA

Non potendo essere calciatore sentendosi inadeguato, Igor ha scelto di arbitrare. "Ho pensato fosse il modo perfetto per nascondere la mia omosessualità. Giocare non era più un'opzione quindi ho scelto l'unica altra strada possibile e sono diventato arbitro. Adesso però dopo aver dedicato 23 anni di carriera alla direzione di gara non è più il momento di nascondermi. Non mi sono mai sentito me stesso. Credo sia giusto gettare la maschera. Essere attratto dagli uomini non fa di me una persona meno meritevole di rispetto. Né si potrà dire che arbitro per questo".

RISPETTO

Igor chiede infine rispetto. "Non  arbitro perché cerco un uomo, non mi sono avvicinato al calcio per avere più possibilità di trovare un partner. Anzi, voglio rispetto come persona e come lavoratore, come è giusto che sia in qualsiasi altro ambito. Ho parlato perché rivendico il diritto di vivere come voglio. Nel calcio ci sono ancora tanti omosessuali, così come nella vita, ma vi posso assicurare che specialmente nello sport il 99,9% di noi è nascosto. Fra gay ci riconosciamo ma serve il coraggio di uscire allo scoperto. Conosco arbitri, giocatori, allenatori sposati, tutti con figli, che hanno una doppia vita".