Il calvario di Musonda, l’ex “miglior giocatore del mondo”: “Quattro anni che non riesco a giocare due partite di seguito, solo dolore e crepacuore”

Quando si parlava della classe del 1996 c’era un nome che spuntava fuori nelle liste di qualsiasi addetto ai lavori: Charly Musonda, etichettato come “il migliore del mondo”. Un ragazzo dal futuro così luminoso che il Chelsea non se lo è fatto scappare. Peccato che poi ci abbia messo lo zampino il destino…

di Redazione Il Posticipo

La classe del 1996 ha regalato al calcio grandissimi campioni: Sané, Werner, Alli, Arthur, Fabián Ruiz, Pavard, Asensio, Ceballos, giusto per nominarne qualcuno. Eppure, una decina di anni fa, nessuno di questi era considerato il migliore della sua generazione. Come ricorda AS, c’era un nome che spuntava fuori nelle liste di qualsiasi addetto ai lavori: Charly Musonda, belga, etichettato come “il migliore del mondo”. Un ragazzo dal futuro così luminoso che il Chelsea non se lo è fatto scappare. Peccato che poi ci abbia messo lo zampino il destino. E a 24 anni l’esterno dei Blues, come spiega sul suo profilo Instagram, sembra già un calciatore finito.

DOLORE – Ma Musonda non si arrende. “Sono passati quattro anni da quando ho potuto giocare due partite ufficiali di seguito, tre da quando sono sceso in campo con il mio club. E due di questi quattro anni li ho passati con un infortunio al legamento crociato del mio ginocchio. Quattro anni di dolore e un cuore spezzato. Quando mi sono operato i dottori mi hanno detto che stare fuori così a lungo sarebbe stata la fine, una montagna impossibile da scalare, secondo le loro parole esatte. Ma il calcio mi manca così tanto che farò di tutto per poter giocare di nuovo”. Complicato, considerando che l’ultimo match è datato agosto 2019 ed è durato pochi minuti, per il ritorno dei problemi al ginocchio.

RITORNO – Non abbastanza però per scalfire la forza di volontà del belga. “E dico a tutti i ragazzi che hanno un sogno ma sono infortunati o hanno subito delusioni enormi di non arrendersi. Io proverò ogni giorno a scalare questa montagna insormontabile per poter di nuovo correre con al piede un pallone, perchè non c’è cosa che mi faccia sentire più vivo. Finchè quel giorno arriverà, io continuerò ad allenarmi e a credere in un ritorno impossibile, perchè i migliori ritorni sono sempre quelli in cui sembra non esserci modo di farcela. Ed è quello il momento in cui bisogna scavare dentro se stessi e vivere la propria storia, non morirci dentro. Questa è la mia storia, di come continuo ad allenarmi e ad essere pronto affinchè, contro tutte le previsioni, io possa tornare”. E magari fare coppia con Werner, anche lui un ragazzo del 1996. Anche una volta sola per chiudere il cerchio…

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