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Il calcio inglese contro la…pingdemia: i club chiedono ai calciatori di non scaricare la app anti-Covid

LONDON, ENGLAND - MARCH 14: Erik Lamela of Tottenham Hotspur scores their side's first goal during the Premier League match between Arsenal and Tottenham Hotspur at Emirates Stadium on March 14, 2021 in London, England. Sporting stadiums around the UK remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Julian Finney/Getty Images)

Nel Regno Unito la chiamano...pingdemia ed è quella situazione in cui la app del NHS (il servizio sanitario nazionale britannico) segnala un contatto con un positivo, costringendo alla quarantena preventiva. E sta colpendo il calcio di Sua...

Redazione Il Posticipo

Nel Regno Unito la chiamano...pingdemia ed è quella situazione in cui la app del NHS (il servizio sanitario nazionale britannico) segnala un contatto con un positivo, costringendo alla quarantena preventiva. Un qualcosa che, con la variante Delta che spopola in tutto il Paese, sta accadendo con una certa frequenza. Il "ping" della app è attualmente il suono più odiato, anche perchè ha causato problemi un po' in tutti i campi. I negozi sono a corto di staff, perchè basta un cliente positivo per costringere tutti quelli del turno a stare a casa. E qualcosa del genere succede anche alle squadre di calcio, a cui basta un positivo per la quarantena generale. Dunque, che si fa?

PING - Come spiega il DailyMail, per evitare la pingdemia i club hanno optato per un rimedio decisamente estremo: non far scaricare la app ai propri tesserati e chiedere a chi lo ha già fatto di cancellarla. Il timore è assai semplice: i contatti in uno spogliatoio sono parecchio ravvicinati e di conseguenza ogni calciatore rischia di ricevere il tanto temuto "ping" una volta che qualcuno (non necessariamente un compagno di squadra, ma anche i membri dello staff) comunica all'NHS la propria positività. Quindi i club e gli stessi allenatori, per evitare di ritrovarsi con le rose decimate come avvenuto nella scorsa stagione in caso di contagi, hanno deciso di chiedere ai calciatori di bypassare il controllo del ministero della salute britannico e di gestire eventuali casi e quarantene all'interno del centro sportivo.

 WEST BROMWICH, ENGLAND - SEPTEMBER 26: Callum Robinson of West Bromwich Albion looks on during the Premier League match between West Bromwich Albion and Chelsea at The Hawthorns on September 26, 2020 in West Bromwich, England. Sporting stadiums around the UK remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Nick Potts - Pool/Getty Images)

PROBLEMI - Insomma, servizio sanitario non vede e cuore non duole, considerando che comunque i calciatori sono in gran parte immunizzati e che quindi non dovrebbero rischiare che il Covid-19 causi problemi importanti. Ma comunque un qualcosa che genera polemiche, perchè in fondo si tratta comunque di nascondere (o perlomeno insabbiare) situazioni che rischiano di trasformarsi in focolai. Non stupisce però che questa situazione emerga a una settimana dall'inizio della stagione, con le prime partite della EFL Cup in programma a inizio agosto. Il problema infatti non riguarda solo le squadre di Premier, che hanno comunque rose enormi e potrebbero comunque schierare buone squadre in caso di pingdemia, ma anche e soprattutto i club delle divisioni inferiori della Football League, che rischiano di veder rinviate le partite o peggio, di perderle a tavolino. Un caos che rende una stagione neanche iniziata già parecchio problematica...