Il calcio e il senso della vita secondo Eric Cantona? Tutto racchiuso in una lettera

Pensieri e parole di Eric Cantona: il calciatore francese scrive una lettera molto emozionante ed educativa sui valori del calcio. Su come il pallone lo ha aiutato e su quello che lo sport dovrebbe essere…

di Redazione Il Posticipo

Eric Cantona, uno che non parla mai a caso. Anche se, in questo caso, scrive per The Players Tribune. Una lettera lunghissima, dal titolo significativo “Qual è il significato della vita?”. Un misto di riflessione e denuncia sul mondo del calcio. La lettera è stata riportata da AS e riassume diversi concetti. Dal riscatto sociale ai valori, passando attraverso diverse sfumature.

MARSIGLIA – Cantona parte dalle sue origini: i nonni materni erano di Barcellona e antifranchisti. Il nonno paterno, invece, dopo la seconda guerra mondiale ha comprato un terreno per costruire una casa. Servivano tempo e denaro. E nel frattempo hanno vissuto in una grotta. Eric, da bambino, ha partecipato alla costruzione della casa.

CALCIO – In questi contesti il calcio diviene una sorta di “livella” sociale: “i quartieri poveri hanno solo il calcio. Abbiamo bisogno di difendere la natura sostenibile del calcio. È impensabile che la gente possa spendere 200 euro per assistere a una partita di premier mentre nella maggior parte delle periferie non vi sono i fondi neanche per l’acquisto dei palloni”. In questo senso, Cantona ha sposato immediatamente Common Goal, il progetto benefico di Juan Mata, che ha proposto ai calciatori di unirsi e donare l’1% del loro stipendio per aiutare chi vuole inseguire il sogno ma…non ha il pallone. “Il calcio deve essere della gente, di tutti, ricchi o poveri, immigrati o decima generazione, proviamo tutti la stessa gioia in questo gioco, parliamo la stessa lingua, viviamo le stesse emozioni”

LIBERTÀ – Il calcio inteso come riscatto sociale, ma anche come strumento educativo. Cantona ne è convinto. “Che cos’è il calcio se non la libertà? Cos’è la vita senza libertà? Qual è il significato della vita? Penso che tutti possiamo contribuire ad ottenere più umanità. Ora conosci la mia storia, vengo da una famiglia di immigrati e ribelli, soldati e operai e cosa ho fatto quando ho smesso di giocare? Sono andato a vivere nella città che i miei nonni hanno dovuto lasciare nel 1939. Barcellona”.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy