Il Beitar Gerusalemme cambia rotta: sì al tesseramento di calciatori arabi

Nuovo proprietario, nuova linea societaria. Il neo-presidente del club ha subito messo in chiaro le cose: la politica di non acquistare calciatori arabi deve finire. Ma ora il problema potrebbe essere spiegarlo…alla Familia. I tifosi del club potrebbero non accettare la linea societaria.

di Redazione Il Posticipo

Torna agli onori delle cronache il Beitar Gerusalemme e, come spesso accade ci sono di mezzo le relazioni tra Israele e mondo arabo. Del resto, il club giallonero, sei volte campione nazionale, è celebre per le sue posizioni molto vicine al movimento sionista. Al punto che, qualche mese fa, la dirigenza ha annunciato che il nome del club sarebbe stato modificato in Beitar Trump Gerusalemme in onore del Presidente degli Stati Uniti e della sua decisione di riconoscere la Città Santa come capitale d’Israele. Un cambio che non è mai avvenuto e che, visti gli ultimi sviluppi, probabilmente non avverrà mai.

STOP AL RAZZISMO – Nuovo proprietario, nuova linea societaria. Il Beitar è stato da poco ceduto a Moshe Hogeg, imprenditore nel settore tecnologico, e il neo-presidente ha subito messo in chiaro le cose. La politica del club di non acquistare calciatori arabi, che ha causato tante polemiche e accuse al Beitar, deve finire. AS riporta che in una conferenza stampa Hogeg ha dichiarato che “il Beitar non è un club razzista. A partire da oggi, la religione non sarà più un fattore nella scelta dei calciatori che faranno parte della squadra“. Niente eccessi, dall’uno e dall’altro lato. “Anche acquistare un calciatore solo perchè è arabo sarebbe razzismo“. Equilibrio, dunque.

LA FAMILIA – Una scelta apprezzabile e che di certo riceverà il plauso di tutti. O quasi. Il problema ora potrebbe essere spiegarlo…alla Familia. La frangia più radicale tifosi del Beitar, che si fa chiamare così, è celebre anche e soprattutto perchè durante i match canta “morte agli arabi”. E finora anche il club ha seguito una linea marcatamente sionista, restando l’unica squadra di Israele a non aver mai tesserato un calciatore arabo nel corso della sua storia, iniziata nel 1936. Come reagiranno i supporter al cambio di rotta? Difficile a dirsi, ma considerando che la Familia ha un curriculum di tutto rispetto quando si tratta di incidenti e atteggiamenti sopra le righe, complicato pensare che il gruppo accetterà la linea del presidente.

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