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Il 2019 di Abraham: dagli insulti al trionfo…

Tammy Abraham si è preso il Chelsea di prepotenza. Il giovanotto è passato dallo scetticismo generale all’amore incondizionato dopo il gol vittoria nel derby con l’Arsenal.

Redazione Il Posticipo

Tammy Abraham si è preso il Chelsea. Con una certa prepotenza certificata dai numeri: 14 gol in 27 presenze stagionali. E l'ultima rete del 2019 non arriva in una partita qualsiasi: la definitiva consacrazione del giovanissimo attaccante del Chelsea arriva con il gol che vale la vittoria nel derby contro il nuovo Arsenal di Arteta.

SCETTICISMO - Non più di qualche mese fa, precisamente ad agosto, i tifosi non erano contentissimi del ragazzo. A inizio stagione lo avevano scaricato alla primissima uscita. La Supercoppa Europea contro il Liverpool si decide ai calci di rigore. Abraham è sul dischetto, Adrian  protegge i pali del Liverpool e para la conclusione dell'attaccante. L'errore costa il trofeo. Il pubblico sommerge il 21enne di insulti. Qualche becero lo offende per il colore della pelle. Sembra l'inizio della fine... ma il Chelsea e Lampard hanno continuato a credere nelle possibilità del ragazzo.

FIDUCIA  -  Abraham è cresciuto nelle giovanili del Chelsea. Una scommessa che tutti erano convinti di vincere. I Blues hanno rinunciato alle firme di molti giovanissimi campioni per non togliere al ragazzo la possibilità di mettersi in luce. Dopo le esperienze al Bristol City e allo Swansea il ragazzo approda all'Aston Villa dove la sua carriera cambia per sempre. In Championship  gioca contro il Derby County di Frank Lampard. E nell'occasione l’ex numero 8 dei blues si rende conto del talento del ragazzo.

CERTEZZE - Così, come una semplice addizione, all’arrivo di Lampard sulla panchina del Chelsea, le prime chiacchiere su un altro anno in prestito del ragazzo sono state spazzate via. Il tecnico gli ha dato subito fiducia. E il ragazzo è stato bravissimo a non abbattersi e a prendersi sulle spalle la sua squadra. Non solo con i gol: corre, dribbla, porta palla e serve i compagni. E, ovviamente, segna. Un vero leader.