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Budan: “Affitto ville di lusso. Dybala? Non mi sorprende sia via dalla Juve. City Group stregato da Palermo”

Ci ha sempre messo il cuore e continua a farlo. Da qualche tempo poi ha imparato a vedere bello ciò che gli altri considerano brutto, perché le cose davvero brutte sono altre. Igor Budan ha 42 anni e ha trovato la sua via

Simone Lo Giudice

Budan: “Affitto ville di lusso. Dybala? Non mi sorprende sia via dalla Juve. City Group stregato da Palermo”- immagine 3

“Un segreto è fare tutto come se vedessi solo il sole”. Lo dicono in tanti, ci riescono in pochi. È un’arte che si apprende attraversando il dolore. Igor Budan l’ha provato quando ha perso la sua seconda figlia nel 2012. Giocava nel suo Palermo. Da quel giorno ha imparato a cogliere riflessi di rosa anche dove sembra che esista solo il nero. Per l’ex attaccante originario di Fiume, ripensandoci, è stato tutto bello: alti e bassi, infortuni e guarigioni e nuovi infortuni, gol fatti e gol sbagliati, vittorie e sconfitte. Nel 2018 è rientrato nella sua Croazia per dedicarsi alle sue attività immobiliari. Oggi Igor è soprattutto un padre che ai suoi figli insegna “a vedere solo il sole”.

Igor, che cosa ha fatto dopo l'addio al calcio?

Ho lavorato nel settore immobiliare negli ultimi anni. Ho costruito tanto. Sono orgoglioso. La Croazia è cresciuta moltissimo negli ultimi anni. Le mie ville a cinque stelle stanno andando bene. Ne ho tre con due dipendenti a disposizione: questo mi rende più tranquillo. Con amici italiani porto avanti attività nel settore energetico. Faccio calcio. Le esperienze da dirigente a Palermo e La Spezia mi sono servite per capire cosa voglio fare. Preferisco consulenze e mediazioni di mercato. Seguo la mia famiglia e i bambini.

Ha qualche hobby?

Mi piace tanto l'Harley-Davidson. Ci vado da sette anni. Faccio viaggi stupendi. Voglio organizzarne uno in Italia. All'anno percorro 6-7 mila chilometri in moto. Mi fa stare bene.

Che cosa l'ha spinta a tornare in Croazia?

Nel 2018 ho voluto seguire in prima persona la costruzione delle mie ville. Due anni dopo è scoppiata la pandemia da Covid e sono rimasto qui: in Croazia lo abbiamo affrontato abbastanza bene, siamo stati piuttosto liberi. Poi c'è stata la separazione da mia moglie: questo ha cambiato il mio progetto iniziale di tornare in Italia. Sono contento. In Croazia si sta bene. Il Paese è cresciuto tanto dal punto di vista delle infrastrutture. Il turismo poi è una grossa spinta per la nostra economia.

Lei è nato a Fiume: si sente tanto croato quanto italiano?

Quando mi dicono che sono tornato a casa mi viene da sorridere perché vivo a 60 chilometri dal confine. Gli italiani hanno più creatività, i croati sono più pratici. Siamo popoli vicini, ma abbastanza diversi. In comune abbiamo il mare che ci lega, la voglia di vivere e mangiare bene. Poi la stessa idea di famiglia e di gruppo. Condividiamo le belle abitudini mediterranee.

Com'è nato il suo amore per il calcio?

Non ho avuto nessun esempio in famiglia. Mio padre giocava a pallamano a livello amatoriale, mia madre non faceva sport. Da piccolo appena ho visto il primo pallone rotolare gli sono andato dietro. Purtroppo ho avuto tanti alti e bassi un po' per il mio modo di giocare e un po' per la sfortuna. Mi ha condizionato il fatto di essere cresciuto in Croazia dove calcisticamente c'è meno qualità. Però avevo fame e carattere. L'Italia mi ha fatto crescere come uomo, giocatore e padre. Ci ho vissuto per vent'anni.

Che cosa le piace del calcio?

Che è uno sport paragonabile alla vita! Ci sono attacco e difesa, a volte bisogna aspettare. Il collettivo e il gruppo fanno la differenza come la leadership. Ci sono la vittoria e la sconfitta. È il regno dell'emozione. Però se fai solo questo per 35-40 anni poi rischi di ritrovarti impreparato per un nuovo genere di vita. Gli infortuni mi hanno insegnato a vedere la vita da altre angolazioni.

A chi è grato nel mondo del calcio?

Al presidente Maurizio Zamparini! Mi ha dato la possibilità di fare il dirigente subito dopo aver smesso. Forse avrei dovuto staccare un po' dopo il ritiro. La mia carriera da calciatore è stata lunga e stressante per i miei otto interventi chirurgici. Nonostante tutto sono felice per le esperienze e le amicizie strette. Tanti miei ex compagni oggi allenano, altri fanno i dirigenti oppure gli scout.

Com'era il suo rapporto con Zamparini?

Mi sono guadagnato quello che mi ha dato. Tutti avevamo un ottimo rapporto col "Pres". Zamparini viveva il calcio. Non pensava solo al bilancio del club. A volte restava in taxi per non vedere la partita, spesso lo faceva il giorno dopo. Soffriva per la sua squadra. Aveva un grande cuore, ma pretendeva tanto. Come tutti i friulani aveva un carattere bello tosto. Ci piaceva lavorare col "Pres" e fare parte della sua famiglia. Lo ricordo come un grande uomo con pregi e difetti. Manca e mancherà sempre al calcio.

(Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Che aria si respirava allora nel calcio?

Diversa! Oggi è tutto più freddo, si parla solo di entrate e di uscite, di costi e ricavi. Mi entusiasma poco. Scelgo di vedere le partite che potrebbero darmi qualcosa. Mi sono piaciuti i playoff di C e B. Mi hanno fatto ritoccare la passione. Rivedere il Renzo Barbera pieno per la promozione mi ha messo i brividi.

Che cosa ne pensa dell'arrivo del City Group a Palermo?

Ogni categoria nasconde le sue difficoltà. Ora serve altra benzina. La nuova proprietà è formata da investitori esperti che hanno già tante altre ottime squadre in giro per l'Europa. Credo che il City Group sarà stregato dal calore, dalla passione e dalla bellezza del calcio palermitano. Con Zamparini la squadra, la città e l'isola hanno toccato il loro punto più alto. Spero che il nuovo Palermo possa fare altrettanto.

Qual è stato il suo giorno più bello a Palermo?

È stato tutto bello, anche quando ho sbagliato il gol per andare in Champions League. Se avessi segnato in città mi avrebbero fatto un monumento. Quando mi ricordano quell'errore, mi viene da sorridere. Fa parte del calcio. Giocarmi la possibilità di andare in Europa dopo otto interventi è stato un successo. Era il Palermo migliore. C'era un gruppo straordinario. Ho fatto il mio anche se avevo meno qualità di altri. Abbiamo fatto 65 punti record in A ma anche la bella salvezza con Bortolo Mutti nella stagione 2011-12.

C'è qualcosa che l'ha cambiata nella vita?

La perdita di mia figlia nel 2012: da quel giorno in poi è cambiato il mio punto di vista su tutte le cose. Ora faccio fatica a trovare un periodo brutto nella mia carriera. Quando hai queste esperienze poi impari a guardare la vita da un angolo diverso. Prima ero più superficiale. Davo tante cose per scontate.