I vizi del giovane Scholes: “Bevevo dal giovedì al lunedì, anche prima delle partite”

Tra…una stilettata a Mourinho e l’altra, l’inglese racconta dei suoi primi anni, ai tempi delle giovanili, quando il suo comportamento non era esattamente quello di un professionista, ma più quello…di un hooligan!

di Redazione Il Posticipo

Ogni occasione è buona per una stilettata a Mourinho. Questo, più o meno, il modus operandi attuale di Paul Scholes, che continua a punzecchiare il tecnico del Manchester United ogni volta che può. Ma l’intervista che l’ex centrocampista e icona dei Red Devils rilascia a ESPN è molto interessante anche sotto qualche altro punto di vista. Quando Scholes, parlando dello United attuale, specifica che “le mie sono le opinioni di un tifoso frustrato”, lo fa con cognizione di causa. L’inglese racconta infatti dei suoi primi anni, ai tempi delle giovanili, quando il suo comportamento non era esattamente quello di un professionista, ma più quello…di un hooligan!

OLD TRAFFORD COME UNA MISSIONE – “Ero un tifoso dello United e anche un ragazzo della zona, quindi ero sempre in giro a vedere partite, faceva parte della cultura dell’epoca. Andare a Old Trafford sembrava come partire per una missione, ma andavamo anche a partite meno importanti. Una delle mie prime esperienze è stata con mio padre. Andammo a vedere una partita contro il Chelsea e fuori dallo stadio i tifosi cominciarono a fare a botte. Mi sono c****o sotto! Mio padre mi ha preso e siamo scappati via, ho addirittura perso una scarpa“. Scene che sembrano più tratte da un film sulle sottoculture britanniche che dall’inizio della carriera di uno dei migliori centrocampisti degli ultimi decenni.

BERE SEMPRE– Uno stile di vita che però è poi diventato incompatibile con quello di un calciatore professionista. “Sono dovuto uscire da quell’ambiente. Bevevo dal giovedì alla domenica, a volte anche il lunedì. Bevevo anche prima delle partite. Faceva parte di una cultura che prevedeva che si bevesse molto durante le partite, ma anche mentre si andava e mentre si tornava. So che cose del genere succedono ancora, perchè ho molti amici che vanno allo stadio. Mi piacerebbe andare con loro, essere un tifoso come gli altri, ma non credo che sarebbe semplice. Ma non è l’ambiente giusto per chi vuole fare il calciatore. E quando la nazionale Under-18 mi ha convocato ho pensato ‘bevo, sono sovrappeso, devo mettermi in forma’. Dovevo allontanarmene e per i miei amici non è stato un problema“.

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