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“Ho paura di cadere in un buco nero”: le parole di Kimmich dopo i Mondiali hanno preoccupato il Bayern e Kahn

“Ho paura di cadere in un buco nero”: le parole di Kimmich dopo i Mondiali hanno preoccupato il Bayern e Kahn - immagine 1
Il Bayern ha preso diverse precauzioni per evitare che Kimmich fosse troppo provato dal fallimento in Qatar. E nessuno come Oliver Kahn poteva provare a consolare il centrocampista, senza però consigliargli di chiedere aiuto psicologico...

Redazione Il Posticipo

Troppo giovane per godersi la gloria con la Mannschaft, ma dell'età giusta per beccarsi tutte le grandi delusioni da protagonista. È la triste, calcisticamente parlando, storia di Joshua Kimmich. Il calciatore del Bayern Monaco, classe 1995, aveva appena 19 anni quando la Germania è salita sul tetto del mondo in Brasile nel 2014. Poi la sua carriera, almeno a livello di club, è letteralmente esplosa, ma da quel punto di vista della nazionale per l'ex terzino diventato centrocampista cominciano i problemi: dopo la semifinale a Euro 2016, c'è l'addio al primo turno in due mondiali consecutivi .

La giornata peggiore

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Logico dunque che il giocatore del Bayern sia stato particolarmente scosso dall'eliminazione subita da parte della Germania in Qatar. E le sue parole in quell'occasione hanno preoccupato il club. "Per me, a livello personale, è la giornata peggiore della mia carriera. Ho paura di cadere in un buco nero", aveva detto Kimmich. Che ora, però, come riporta la Bild, sembra essersi ripreso. "Quelle frasi dopo la partita le ho dette a caldo, ma sono molto motivato. Non sono caduto in un buco nero, anche perchè con tre bambini a casa è difficile, hai sempre qualcosa da fare". Dunque, grazie alla famiglia, il Bayern ritrova il calciatore al massimo della forma mentale. Anche perchè, con Neuer infortunato e Müller non sempre titolare, serve un capitano al top.

Il messaggio di Kahn

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E come spiega la testata tedesca, il Bayern ha preso diverse precauzioni per evitare che Kimmich fosse troppo provato dal fallimento in Qatar. Il direttore tecnico Marco Neppe lo ha contattato immediatamente dopo quelle frasi e anche l'amministratore delegato, Oliver Kahn, gli ha scritto un messaggio. "Ho avuto un'esperienza simile ai Mondiali del 2002, all'epoca sentivo su di me una responsabilità enorme. Siamo arrivati secondi, sono stato premiato come miglior giocatore del torneo ma era difficile per me affrontare la finale persa". E del resto, proprio Kahn aveva fatto un'intervista...simile a quella di Kimmich, in cui aveva detto "due miliardi di persone mi hanno visto sbagliare". Dunque, nessuno come l'ex portiere poteva provare a consolare il centrocampista. Kahn però non ha fatto altro, lasciando che Kimmich si rilassasse in vacanza e non proponendo aiuti psicologici di nessun tipo. Perchè il capitano del Bayern deve farsi le ossa anche perdendo...