Hertha Berlino pentito di Guendouzi. “Un ribelle, sembra in piena pubertà”

Il prestito in Germania di Matteo Guendouzi non sta andando come si auspicava: l’allenatore dell’Hertha Berlino ne traccia un profilo che non ne esalta la professionalità.

di Redazione Il Posticipo

Le persone non cambiano. Al massimo, si rivelano. Certamente, si può maturare, crescere ma il carattere resta quello. E l’Arsenal sta imparando a proprie spese l’impossibilitò di correggere Guendouzi. Il centrocampista, di proprietà dei gunners, è attualmente in prestito in Germania, dove continua a non brillare. Anzi, a Berlino, dove si sperava maturasse, non vedono l’ora di rispedirlo al mittente. Insomma, non sta andando come si auspicava a Londra: e l’ultima frecciata arriva da Dardai. L’allenatore dell’Hertha Berlino lo ha definito come un “ribelle in piena pubertà”.

PUBERTÀ – Guendouzi non è nuovo a liti e incomprensioni con l’allenatore: è  in prestito per una stagione all’Hertha per decisione di Mikel Arteta dopo le schermaglie della scorsa stagione. Il francese è stato sempre al centro delle polemiche per via dei suoi atteggiamenti ma l’esilio dal North L0ndon sembra non essergli ancora valso la lezione. Pal Dardai, allenatore ungherese dell’Hertha Berlino, spiega che nel centrocampista  non c’è ancora traccia di quella maturità necessaria che servirebbe a un calciatore di alto livello. L’ungherese spiega alla Bild: “È come fosse in piena pubertà, è una specie di ribelle. Deve lavorare e imparare“.

IL LIMITE – Il ragazzo è talentoso ma ha ancora molto da imparare. Ad oggi, Guendouzi ha accumulato 17 presenze in tutte le competizioni.  E negli occhi dei tifosi è impresso l’errore gravissimo contro il Lipsia che ha portato al secondo gol a pochi minuti dal suo ingresso in campo. E fuori dal campo non è che si comporti molto meglio: una mezza zuffa con il compagno Matheus Cunha a fine primo tempo della partita contro l’Hoffenheim del 19 gennaio. Insomma, il lupo non perde né il pelo né il vizio: il limite del centrocampista dell’Arsenal è sempre stato quello caratteriale. E la sensazione è che la “rieducazione” non sia un passaggio così semplice. Sarebbe un peccato se finisse per sprecare un talento indiscutibile, ma non sarebbe neanche il primo, né probabilmente l’ultimo.

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