Henry al miele su Guardiola: “Con lui ho imparato a giocare a calcio a 30 anni”

Henry ricorda i suoi anni in blaugrana e in una trasmissione televisiva ha solamente parole al miele per Guardiola, suo ex tecnico ai tempi del Barcellona.

di Redazione Il Posticipo

Un allenatore, nel complesso, non si può giudicare solamente dal titoli vinti. Nonostante le coppe siano essenziali per avanzare di carriera e guadagnare un posto nell’Olimpo del calcio, ciò che veramente rende un tecnico unico è il modo in cui lo vedono i calciatori. Quando si parla di Guardiola, o è nero o è bianco. Il grigio, con il tecnico catalano, non esiste. Per fortuna del tecnico del Manchester City, non c’è solamente Yaya Touré disposto a parlare di lui. Lo spagnolo ha anche molti fan tra i calciatori da lui allenati, tra cui uno dei più grandi calciatori francesi di sempre: Thierry Henry.

BARCELLONA – Il francese, dopo una vita all’Arsenal, nel 2007 è passato al Barcellona, consapevole di non avere ancora molti anni di carriera per vincere una Champions League tante volte sfiorata e mai raggiunta. Dopo un primo anno passato agli ordini di Rijkaard, nel 2008 sulla panchina blaugrana arriva un esordiente Guardiola. Un anno incredibile, terminato con il Triplete, con Henry finalmente campione d’Europa. Impossibile, per il campione del mondo, dimenticare l’esperienza vissuta sotto gli ordini di Pep, tanto da rimettere in gioco se stesso: “Ho imparato a giocare di nuovo a calcio a 30 anni, dopo quello che avevo raggiunto in club del livello dell’Arsenal, del Monaco e della Juve”.

STIMA – Dire che il francese consideri Guardiola uno dei migliori è limitare la stima che ha di lui. “Vedevo il gioco in maniera differente. Capendo gli spazi, capendo l’importanza di rimanere fermi nella propria posizione, capendo che devi dare il 100% in ogni momento, incluso quando ti fermavi per bere in allenamento: dovevi andare e ritornare correndo”. La descrizione che l’ex Arsenal fa di Guardiola è quella di un genio, attento ad ogni minimo particolare: “Vede ogni piccola cosa, è attento ai piccoli dettagli. A volte è troppo intelligente, per questo si mette nei problemi. Vede troppe cose contemporaneamente, a volte cambia la tattica cinque volte in un tempo”. Parole al miele quelle di Henry per il suo ex allenatore; dichiarazioni di un certo spessore, specie se fatte da un campione del mondo, finalista mondiale per due volte, campione d’Europa e stella di una squadra letteralmente invincibile nel 2003.

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