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Henry: “Ai miei tempi era tabù dire ‘non sto bene’. Avevo un’ernia e dicevano che non mi impegnavo abbastanza”

BARCELONA, SPAIN - MARCH 22:  Thierry Henry (L) of Barcelona celebrates scores his sides third goal with his teammate  Lionel Messi during the La Liga match between Barcelona and Malaga at the Camp Nou Stadium on March 22, 2009 in Barcelona, Spain.  (Photo by Jasper Juinen/Getty Images)

Thierry Henry spiega come questa generazione di calciatori sia decisamente fortunata: ai suoi tempi, mostrare apertamente problematiche fisiche e mentali sarebbe stato praticamente impossibile.

Redazione Il Posticipo

La salute mentale conta tanto quanto quella fisica e anche il calcio finalmente se ne rende conto. Tanti giocatori, anche celeberrimi, hanno spiegato di avere avuto (o di avere tuttora) problemi come la depressione o gli attacchi di panico, un qualcosa che ha portato a un dibattito serio riguardo le pressioni di un mondo complicato come quello del pallone. A dire la sua, in una intervista a L'Equipe, è stato Thierry Henry, che spiega come questa generazione di calciatori sia decisamente fortunata: ai suoi tempi, mostrare problematiche simili sarebbe stato praticamente impossibile.

SHOCK EMOTIVO - Henry parte parlando dei calciatori di oggi, spiegando che i problemi legati alla pressione ci sia sempre stata. "Neymar ha parlato molte volte nelle sue ultime interviste della sua salute, della pressione. Il mio primo pensiero è stato 'stai bene? E allora vai avanti'. Lui parla, ma siamo in grado di ascoltarlo? Chiede aiuto, ha cose nella testa, come qualsiasi essere umano. Quando parliamo di gente come Messi o Neymar, calciatori eccezionali, noi ci dimentichiamo spesso di questa dimensione. Quando Leo ha pianto andando via dal Barça non era programmato, quando pensi che non te ne andrai mai da un posto e succede all'improvviso, si crea uno shock emotivo. La gente dice 'sì però sta bene, a Parigi ha tutto quello di cui ha bisogno'. Ma non è esattamente così. Quando ho lasciato l'Arsenal per andare al Barça mi ci è voluto un anno per stare davvero bene. Sono arrivato infortunato, stavo vivendo un divorzio, dovevo conoscere un nuovo modo di giocare. E alla fine ho mischiato tutto e la mente mi faceva scherzi".

TABÙ - In passato, però, non ci si poteva lamentare, persino quando i dolori fisici impedivano di dare il massimo. "Ai miei tempi era tabù dire di non stare bene mentalmente, anche con i compagni. 'Stai bene?'. Sì, anche se non era così. 'Hai dormito bene?'. Sì, anche se non avevi riposato. Mentalmente un mondiale stanca, è successo anche a me dopo il 1998. Avevo fatto l'under-18 nel 1996, l'under-20 nel 1997 e poi la Coppa del Mondo. Risultato, ernia del disco. E mi avevano rispedito in Under-21 perchè secondo loro non mi impegnavo abbastanza. Ma non potevo piangere e mostrare la mia debolezza. Stavo parlando con Domenech a Clairefontaine, mi giro e non riesco più a muovermi. Tutti dicevano 'ecco, non gli va di giocare', ma no, avevo un ernia. Qualcuno aveva contato tutte le partite che avevo giocato senza riposare in tre anni? Ci ricordiamo che Sergio Ramos sono 17 anni che gioca tutte le partite? È normale che ci sia un momento in cui il corpo ti avvisa che non ce la fai più". E se lo dice Titi, c'è da fidarsi...