Hazard e il…problema di giocare al Real: “Quando al Chelsea perdevamo non era un disastro, mentre qui…”

Tutti vogliono giocare nel Real Madrid, ma non è detto che ci siano solo lati positivi nel rappresentare la Casa Blanca. Lo ha scoperto a sue spese Eden Hazard, che ha realizzato il sogno di una vita, ma che ora si trova di fronte a dei problemi che neanche si immaginava

di Redazione Il Posticipo

Tutti vogliono giocare nel Real Madrid, ma non è detto che ci siano solo lati positivi nel rappresentare la Casa Blanca. Lo ha scoperto a sue spese Eden Hazard, che ha realizzato il sogno di una vita, ma che ora si trova di fronte a dei problemi che neanche si immaginava. A Londra, per esempio, nessuno ha mai menzionato la sua forma fisica. A Madrid la prima cosa che gli hanno detto è stata…”gordo”. E via dicendo, perchè quando si sostiene che il Real non è una squadra qualunque, lo si fa con cognizione di causa. Come spiega il belga in un’intervista ai media della UEFA.

DISASTRO – A partire dalla passione dei tifosi spagnoli e dalla pressione che comporta sui calciatori. “Credo che qui i tifosi siano davvero tifosi. In Inghilterra non ce ne sono tanti, da quelle parti il calcio piace a tutti, bambini, giovani, adulti, ma non ci sono così tanti veri tifosi delle loro squadre. Quando al Chelsea perdevamo, eravamo tristi e lo erano anche i tifosi. Ma nessuno pensava fosse un disastro. In Spagna è diverso. Il calcio è tutto per i tifosi, che contano sui giocatori affinchè diano tutto in campo”. E la aficion del Real Madrid, si sa, è la più esigente tra i caldissimi supporter spagnoli. Una situazione non semplice…

ZIDANE – Ma per fortuna in panchina c’è Zidane: un maestro, in campo e fuori, per Hazard. “Credo che il fatto che Zidane giocasse nel Real quando io ho cominciato abbia influito. Per me il Real era ‘la squadra’, con la camiseta blanca e il Bernabéu, il miglior stadio. E quindi da piccolo tifavo Real e volevo venire qui per questo motivo”. E come vanno le cose con Zizou? “È più di un mese che lavoriamo assieme e sono felice. Mi sento come un bambino, non solo perchè lavoro con lui, ma anche con gli altri giocatori. Sto imparando tanto, giorno dopo giorno, e pian piano conosco tutti. È bellissimo lavorare con un allenatore che quando ti parla si sente che è stato un grande calciatore. Devo solo imparare da lui e tutto sicuramente andrà bene”. E magari i tifosi saranno meno pressanti…

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