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Guardiola racconta il rapporto con i calciatori: “Certe relazioni lasciano cicatrici. Ma mi interessa poco essere loro amico oppure no”

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

Allenatore, tattico, ma soprattutto fine psicologo. Chi conosce bene Pep Guardiola non manca mai di sottolineare questo lato del catalano. Ma che tipo è il tecnico del City con i suoi giocatori? È di quelli che vogliono essere amici di chi...

Redazione Il Posticipo

Allenatore, tattico, ma soprattutto fine psicologo. Chi conosce bene Pep Guardiola non manca mai di sottolineare quanto il catalano sia speciale anche e soprattutto nel motivare i calciatori, nello spiegare i suoi principi e fare sì che tutti li apprendano e li applichino. Ma che tipo è il tecnico del City con i suoi giocatori? È di quelli che vogliono essere amici di chi scende in campo o preferisce un rapporto più professionale? Lo racconta lui stesso a ESPN, spiegando che in fondo importa poco. Quello che conta è vincere.

CICATRICI - Certo, ci sono casi in cui è più semplice trovare spiriti affini. "Al Barcellona avevo rapporti molto stretti con alcuni giocatori rispetto agli altri, perchè c'erano molti ragazzi che pensano al bene della squadra e io mi sento molto più vicino a gente così piuttosto che a quelli che dicono sempre 'io, io, io'. Quelli egoisti, quando dovevamo usarli li usavamo e quando non ci servivano non li usavamo". Quindi, dipende da come si pongono i giocatori. "Stagione dopo stagione, i rapporti con i calciatori lasciano sempre cicatrici, ma ho imparato moltissime cose. Ma la relazione tra un allenatore e i giocatori dipende da loro, non da te. Ci sono calciatori che si meritano un rapporto più stretto e altri uno più distante".

 (Getty Images)

AMICI - Riassumendo, per Guardiola vale un concetto: essere amici dei calciatori è positivo, ma se questo non succede non c'è da strapparsi i capelli. "Il calcio è un business che consiste nel fatto che nel momento in cui l'arbitro fischia la fine, tu hai vinto. A parte questo, se siamo più o meno amici non importa molto. Parliamo di un business e sono qui con l'obiettivo di tirare fuori il meglio dai calciatori. Devono giocare bene per il bene del club e per fare contenti i tifosi. Avere buoni rapporti con i giocatori è bellissimo, ma per me è la stessa cosa anche se il rapporto non è così buono, perchè parliamo di un business".

CAMBIARE - C'è tempo anche per parlare dell'impatto del suo City sul pallone di Sua Maestà. Guardiola non sostiene di aver cambiato tutto ma... "La storia ci giudicherà e dirà se abbiamo cambiato il calcio inglese. Sarebbe presuntuoso da parte mia dire che abbiamo fatto qualcosa di diverso rispetto a quello che c'è stato finora. Quello che posso dire sicuramente è che abbiamo fatto le cose alle nostra maniera. Il calcio inglese è molto diretto, box to box, con molti contrasti. Noi abbiamo cercato di non fare nulla di ciò. Ecco perchè sono venuto qui. L'ho capito quando abbiamo vinto la Premier per la seconda volta, che sono venuto qui per fare una cosa del genere e l'ho fatto. Mi piacerebbe fare tutto a 200 km/h e segnare duecento gol in dieci minuti, ma è impossibile. Mi piace un calcio con più pause. Non lento, ma in cui al momento giusto possiamo usare le migliori qualità dei calciatori. E per fortuna qui a Manchester ne ho parecchi davvero buoni". Così come è buono il tecnico...