Guardiola, re di coppe e di Wembley

Josep Guardiola conquista di nuovo Wembley aggiungendo la coppa di lega nella sua bacheca. Un palmares già gonfio rischia di esplodere definitivamente a fine stagione con un campionato quasi blindato.

di Riccardo Stefani

Spesso dicono che non è con il bel calcio che si vince, che bisogna essere cinici, masticare il prato verde, ararlo, distruggere l’avversario psicologicamente già prima di entrare in campo. Sarà una regola non scritta ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola. E quell’eccezione si chiama Josep Guardiola. Pep ha vinto praticamente qualsiasi cosa, ha macinato avversari temibilissimi a colpi di carezze al pallone, di dolci e sinuose linee nelle geometrie tattiche, favorendo la bellezza alla durezza senza però trascurare l’efficienza. Ai tempi di Barcellona, qualcuno pensava che la fortuna dell’ex centrocampista fossero i ragazzi della rosa blaugrana ma come al solito la verità stava nel mezzo: i giocatori avevano bisogno di lui come il mister necessitava di quei campioni. Approdando in altre squadre e in altri campionati poco è cambiato nella sostanza: Pep si è dimostrato il fenomeno di tattica; mito che nessuno riesce a sfatare. Ed è arrivato l’ultimo (cronologicamente parlando) titolo, la coppa di lega inglese, ma non è tanto il “cosa” ma il “dove” che è interessante.

Wembley 1992

Certo, il palmares di Guardiola va trattato con cura, anche perché comincia ad annoverare titoli dagli ormai lontani anni Novanta. Ad esempio, nel maggio di ventisei anni fa Pep esultava per la conquista del suo primo titolo europeo, la Coppa dei Campioni, conquistata in finale contro la gloriosa Sampdoria dei gemelli del goal vincendo per uno a zero. Sulla panchina blaugrana ce n’era un’altra di leggenda, una con la L maiuscola: Johann Cruijff; mentre su quella doriana c’era Vujadin Boskov. La location? Wembley.

Wembley 2011

Passano gli anni, finisce la carriera da calciatore ma inizia quella da allenatore nella sua Barcellona, nella formazione B. Ma nel maggio del 2008 arriva sulla panchina della prima squadra, cominciando a vincere da subito. Passano altri tre anni, sempre a maggio, quindi nel 2011, Guardiola arriva in finale di Champions come un giovane e rampante coach appena quarantenne, ma già con una Champions vinta. Il suo Barça stavolta ne fa tre con Pedro, Messi e Villa a niente meno che al Manchester United, che risponde col solo Wayne Rooney. Dove? A Wembley.

Wembley 2018

Altri sette anni, nel frattempo Guardiola passa al Bayern Monaco e poi arriva a Manchester, sulla sponda light blue. Al City Pep dà l’impressione di trovare la sua dimensione, il posto giusto per esprimere il suo calcio e neanche a dirlo lo fa nel migliore dei modi. Dopo una stagione di assestamento, nella quale comunque conquista un dignitosissimo terzo posto, comincia questa stagione privando letteralmente i suoi avversari della capacità di reagire al suo calcio ipnotico. E poi niente: è capitata una coppa di lega, la finale si disputa a Wembley… possibile non vincerla? E così Pep manda a dormire l’Arsenal con tre goal.

Per farla breve, non che serva una constatazione scritta per capirlo, Guardiola sta letteralmente mettendo in ombra quasi tutti gli altri allenatori del continente. Venti finali giocate, più di sedici vinte. Che altro c’è da dire? Nulla, aspettatevi di rivederlo presto a Wembley. Affamato sì, ma sempre con grazia.

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