Griezmann, la vendetta del Piccolo Diavolo

Antoine Griezmann aveva un conto aperto con Wenger, che nel 2013 lo ha sedotto salvo poi scaricarlo sul finire del mercato. E la vendetta ora è servita…

di Redazione Il Posticipo

In una folle notte londinese, ecco la vendetta del Piccolo Diavolo. Griezmann appare a pochi minuti dal termine di Arsenal-Atletico e ne rovescia i destini. In dieci, Simeone (espulso anche lui) si aggrappa al suo geniaccio, che aveva un conto in sospeso con Wenger. E lo salda. Cinque anni dopo. Con freddezza. Rovinandogli, con ogni probabilità, la possibilità di giocarsi un trofeo europeo.

2013 – Tutto affonda le radici nel 2013, quando un giovanissimo Griezmann realizza dieci reti in Liga indossando la maglia della Real Sociedad. Mezza Europa impazzisce per questo talentino dal sangue franco-portoghese con un po’ di Germania. Fra i tanti ammiratori, anche Wenger. L’attenzione dei Gunners diviene interesse. Grimandi allaccia i rapporti con l’agente dell’attaccante. L’Arsenal gli promette una maglia. E il ragazzo è entusiasta. Wenger lo ha praticamente in pugno. Resta solo da aspettare. E Antoine aspetta. Attende. Giorni, che diventano settimane, trasformatesi in mesi.

TELEFONATA – Novità da Londra? Nessuna notizia. Antoine ha pazienza e fiducia. Aspetta. La pazienza, però, ha un limite. E la soglia è fissata all’ultimo giorno di mercato. Eric Olhats, il suo procuratore, telefona a Grimandi. Il senso della conversazione è più o meno questo. “Mr Grimandi, Insomma? Noi abbiamo aspettato…” Risposta: “Chi? Griezmann? Ahhh, scusate. Ci siamo dimenticati di dirvi che no, non interessa più, abbiamo virato su altri obiettivi”. E Griezmann? Beh, ci rimane male. Convinto di giocare nei Gunners aveva rifiutato altre offerte. E se l’è legata al dito.

DIABOLICO – Mai urtare la suscettibilità di un francese. Peggio ancora se è dotato di un talento calcistico in grado di punire qualsiasi avversario. Nella sua autobiografia, Griezmann spiega il suo astio: “Mai più all’Arsenal. Non mi piace chi non mantiene le promesse”. Le strade non si sono più incrociate. Fino alla serata di andata di una notte londinese che sembrava sorridere a Wenger. Errore. Il piccolo diavolo stava solo attendendo il momento giusto, sfregandosi le mani. A dieci minuti dal termine appare e si rende concreto come il peggiore degli incubi: un’unica palla buona. Quella che serve. Ciò che gli è sufficiente per gustare la vendetta. Diabolico.

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