Oscar Perez, il “coniglio” del Pachuca che salta sul tetto del mondo

Per fare il portiere puoi essere alto e possente o piccolo e scattante: e Oscar Perez ha chiaramente scelto la seconda opzione. A 44 anni, El Conejo guida il Pachuca nella semifinale del Mondiale per Club contro il Gremio.

di Redazione Il Posticipo

Anche a 44 anni, El Conejo salta ancora. Un coniglietto di piccola taglia, che dall’alto (anzi, dal basso) del suo metro e settanta scarso, ha comunque deciso che nella vita voleva fare il portiere. E se lo chiamano il coniglio, beh, c’è un ottimo motivo. Per fare l’estremo difensore puoi essere alto e possente o piccolo e scattante: e Oscar Perez ha chiaramente scelto la seconda opzione. Salta dunque, e non solo tra i pali. Per informazioni chiedere al Cruz Azul (che tra l’altro in teoria è la squadra che detiene il suo cartellino), che proprio dal numero uno ha subito un pareggio allo scadere su colpo di testa. Quando si dice l’ironia della sorte…

Perez e il Pachuca vogliono fare la storia

Ed El Conejo salta di record in record. È appena diventato il calciatore più anziano a prendere parte ad una competizione del Mondiale per Club e sta già per battere se stesso. Certo, il sogno è quello di stabilire un primato difficilmente battibile, quello di vincitore più vecchio del trofeo. Per raggiungere il quale, la strada è ancora lunga. C’è prima il Gremio di Renato Portaluppi, infarcito di giovanotti che potrebbero essere suoi figli. E poi l’ostacolo più grande, il Real Madrid, ammesso che i blancos non si facciano ipnotizzare dai padroni di casa dell’Al Jazira. Una montagna molto alta da scalare, per chi già enorme di suo non è.

Una carriera…mondiale

Ma Oscar Perez sa che i pronostici sono fatti per essere sovvertiti. Come nel 2010, quando nelle intenzioni del CT Aguirre El Conejo doveva rappresentare il dodicesimo di esperienza da portare ai Mondiali, a fare da chioccia e da spalla al promettente Ochoa. Semplice immaginare come sia finita: con il coniglio che…salta anche le gerarchie. Quattro partite, tutte da titolare. Proprio come nel 2002, quando l’Italia di Vieri e Totti venne fermata dagli Aztechi sul pari durante il girone. Cinquantasei presenze con el Tricolor, nell’arco di sedici anni e con l’ingombrante presenza di un altro piccoletto terribile in rosa, il grande Jorge Campos. Decisamente non male.

Ritiro, ma con quale maglia?

Cosa riserva il futuro al Conejo? Chissà. Si parlava di ritiro, che nei piani del portiere messicano sarebbe dovuto arrivare già un mese fa. Poi però il Pachuca ha vinto la Coppa Campioni della CONCACAF e l’opportunità di giocare e fare la storia al Mondiale per Club era troppo ghiotta per farsela scappare. E quindi? È arrivata…un’auto-deroga, un prolungamento di carriera di sei mesi. In tempo per brillare negli Emirati tra i campioni di tutti i continenti e di compiere 45 anni, a inizio febbraio. L’unico dubbio che resta è dove passare questa metà stagione. Al Pachuca? Possibile, ma più probabile che Perez decida di chiudere in bellezza nel suo Cruz Azul. Che lo ha lanciato ormai quasi trent’anni fa e a cui il portiere non ha mai voltato le spalle. Ogni suo trasferimento è stato rigorosamente in prestito. Per non tradire l’amore di una vita. Mossa apprezzabile e soprattutto inaspettata…soprattutto per un Conejo!

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy