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Grant e la dura vita del terzo portiere: “Giro per casa come uno zombie pensando che voglio giocare…”

SOUTHAMPTON, ENGLAND - DECEMBER 01:  Lee Grant of Manchester United laughs during the warm-up before the Premier League match between Southampton FC and Manchester United at St Mary's Stadium on December 01, 2018 in Southampton, United Kingdom. (Photo by Dan Istitene/Getty Images)

Da un certo punto di vista, la vita del terzo portiere in una grande squadra sembra quella perfetta: compagni celebri, buono stipendio, zero pressioni. Questo però non significa che tutti quanti siano felici di essere la terza scelta, come spiega...

Redazione Il Posticipo

Da un certo punto di vista, la vita del terzo portiere in una grande squadra sembra quella perfetta. Ci si allena con grandi calciatori, si riceve un lauto stipendio, ma molto raramente si ha la pressione di dover scendere in campo e di dover garantire prestazioni di altissimo livello. Questo però non significa che tutti quanti siano felici di essere la terza scelta. Essere un calciatore professionista vuol dire anche aver voglia di giocare, di mettersi alla prova. E quando si hanno davanti due colleghi spesso molto importanti diventa complicato. A raccontarlo arriva qualcuno che ne sa qualcosa: Lee Grant, la riserva...della riserva di De Gea al Manchester United. L’estremo difensore spiega in un’intervista al Sun quanto la sua posizione sia allo stesso tempo privilegiata ma anche difficile da affrontare...

ZOMBIE - “Non importa a che punto della tua carriera sei, è sempre frustrante quando arriva il giorno della partita e tu non giochi. So di essere al Manchester United, di avere davanti alcuni dei migliori portieri del mondo, ma da professionista hai sempre quell’orgoglio che ti porta a voler giocare”. E le conseguenze si vedono anche...in famiglia. “Da una parte, la posizione del terzo portiere è ideale, ma se parlate con mia moglie vi dirà: ‘devo riuscire a farlo andare in campo, altrimenti quando torno a casa non so mai con chi ho a che fare’. Me ne vado in giro come uno zombie lamentandomi che sono abbastanza forte per giocare, che mi faccio un c**o così in allenamento. Credo che alla fine tutto ciò di cui ho bisogno è la ricompensa per il mio lavoro, che è la partita del weekend”.

FUTURO - Ma allora perché non cercare opportunità altrove? Perché a 38 anni Grant pensa al futuro... “Voglio diventare un allenatore, che sia un preparatore dei portieri o della prima squadra… Quindi essere al Manchester United è un punto di partenza perfetto per fare cose del genere. Tutti gli allenatori che ho avuto qui sono stati incredibili, Mourinho era magnifico, Ole anche. Sono tutti stati splendidi nella voglia di integrarmi, rendermi partecipe e insegnarmi anche cose dal punto di vista del tecnico. Ed ecco la parte di me che è contenta di essere qui. Certo, ho ancora voglia di giocare, ma non possono considerare quanto può essere importante essere in un posto del genere, dove tra l’altro mi apprezzano tutti quanti”. Pro e contro, dunque. Come del resto un po’ in tutto quanto nella vita...