Glenn Hoddle rivela: “Sono morto per 60 secondi!”

Glenn Hoddle rivela: “Sono morto per 60 secondi!”

L’ex calciatore del Tottenham, nonché c.t. dell’Inghilterra tra 1996 e 1999, si racconta dopo la grande paura dello scorso ottobre, quando ha rischiato la vita dopo un brutto malore in studio prima di un’apparizione televisiva…

di Redazione Il Posticipo

È stato vicinissimo alla morte, ma per fortuna a distanza di mesi ha l’opportunità di raccontarlo. Lo scorso ottobre l’Inghilterra è rimasta col fiato sospeso per il suo Glenn Hoddle, colpito da un brutto malore prima in studio prima di un’apparizione televisiva. Inizialmente si è temuto il peggo, ma un pizzico di fortuna e soprattutto l’intervento di Simon Daniels, membro della produzione di BT Sport sono stati decisivi a salvare la vita all’ex c.t. dei Tre Leoni. Alla stampa inglese Hoddle ha raccontato quegli attimi concitati durante i quali ha si è temuto per il peggio.

CUORE STOP – Lo scorso ottobre la leggenda del calcio inglese è finita di colpo con la testa sul pavimento e ci ha rimesso sette costole, ma avrebbe potuto rimetterci la vita perché di fatto “è morto per almeno 60 secondi”. In studio quella volta c’era anche Robbie Savage che ha lanciato subito l’allarme per chiedere aiuto al signor Daniels, che ha riportato in vita l’ex allenatore. Hoddle ha raccontato la brutta esperienza vissuta nel giorno del suo 61° compleanno ai microfoni del Sun: “Il mio cuore si è fermato per almeno 60 secondi. Simon Daniels, l’ingegnere del suono è corso da me e mi ha riportato in vita. Oggi non sarei qui altrimenti… Non era ancora il momento per andarmene”. Hoddle ricorda il momento in cui è finito a terra: “Io e Robbie stavamo giocando con un tavolo da ping-pong alla fine del programma… Sono stati lanciati i titoli di coda… Robbie ha detto che stavo prendendo la mira contro di lui, quando all’improvviso sono caduto all’indietro e mi sono spaccato la testa sul pavimento. Se fossi morto, l’ultima cosa che avrei fatto su questa terra sarebbe stato calciare una palla. Che modo ironico di andarmene!”.

IL SALVATAGGIO – Savage ha capito la gravità della situazione: “Robbie ha iniziato a gridare… Simon era lì vicino e mi ha raggiunto. Se fosse stato in bagno, oppure già uscito dallo studio o non fosse stato in servizio, oggi non sarei qui. Ha praticato le compressioni toraciche e ha montato un defibrillatore sul mio petto per tenermi in vita”. La brutta caduta ha messo in allarme i medici: “Ho battuto la testa violentemente… Era così nera che sembrava bruciata. Erano preoccupati per il mio cervello”. Le condizioni di Hoddle hanno spinto i soccorritori a trasportarlo con un’ambulanza aerea nel Royal London Hospital di Whitechapel vicino agli studi di Stratford, nell’est della città: le analisi però hanno confermato l’assenza di danni cerebrali, quindi Hoddle è stato trasferito al San Bartolomeo nel centro di Londra. “La prima cosa che ricordo dopo l’arresto cardiaco è un momento vissuto nella parte posteriore dell’ambulanza, quando abbiamo cambiato ospedale. Ho aperto gli occhi e ho visto mio figlio Jamie che mi teneva la mano”. Hoddle è grato a chi gli ha salvato la vita: “Ho avuto tanto sostegno, sono stato inondato di messaggi. Mi sento l’uomo più fortunato del mondo”. In effetti, nella sfortuna, la fortuna è stata decisamente dalla sua parte.

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