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Giulini, lettera per dire “no” alla… Superlega citando “Febbre a 90°”

CAGLIARI, ITALY - DECEMBER 20:  Tommaso Giulini president of Cagliari and Eusebio di Francesco coach of Cagliari during the Serie A match between Cagliari Calcio and Udinese Calcio at Sardegna Arena on December 20, 2020 in Cagliari, Italy. (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Il Cagliari dice no alla Superlega, attraverso Giulini

Redazione Il Posticipo

Il Cagliari dice no alla Superlega, attraverso Giulini. Il presidente della società sarda, che sta lottando disperatamente per la permanenza in serie A, ha sintetizzato in una lettera ispirata al celebre libro (diventato anche un indimenticabile film) di Nick Hornby, "Febbre a 90°" la sua posizione di fronte alla nuova competizione ideata dai 12 club "scissionisti".

LETTERA - Il testo è rintracciabile sul sito ufficiale del Cagliari. "Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non riesci a capire se la vita è una merda perché il Cagliari non sta facendo bene o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per il Cagliari quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo. Ok va bene tutto... ma non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire finché non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano quattro minuti alla fine e stai 3 a 2 (e ogni riferimento alla sfida epica ribaltata contro il Parma che a emozionato e non poco i tifosi sardi) per i tuoi avversari in una partita decisiva e ti guardi intorno e vedi tante facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient’altro per la testa... e poi succede qualcosa di magico, il fischio dell’arbitro e tutti che impazziscono...” *

CALCIO - La lettera prosegue. "Il calcio è questo, si vince e assai più spesso si perde. Ci sta. Ma senza il sogno di ogni singolo tifoso il calcio non ha senso. Non ci sono tifosi unti dal Signore, perché tutti sono accomunati da un’unica voglia immensa di sognare. Questa Terra, fiera e dignitosa, mi ha insegnato che non bisogna mai rassegnarsi e che bisogna sempre ricominciare a sognare. Puoi perdere ma non smettere di sognare fino a che quella palla continua a rotolare. Ora si vuole fermare quella palla e tutti i sogni che si porta dietro. Anche i sogni di chi fa impresa, e non finanza, di chi rischia di suo perché ha la stessa passione di un bambino che vede rotolare quel pallone. Non so se sarà la fine del calcio, di sicuro sarebbe la fine del calcio che mi ha fatto innamorare e decidere di fare pazzie. Quello che mi ha spinto a mettermi in gioco, a vivere momenti belli e meno belli, a soffrire per non riuscire a ripagare il sentimento della nostra gente, dei tanti tifosi che sognano insieme a me, a provarci sempre e comunque. Proprio loro, i tifosi... PERCHÉ SE NON CI FOSSERO LORO, A CHI FREGHEREBBE NIENTE DEL CALCIO?