Giulini e quella telefonata galeotta: “Ho provato a offrire la panchina del Cagliari ad Allegri, ma Max mi ha detto che il suo futuro è…”

Giulini e quella telefonata galeotta: “Ho provato a offrire la panchina del Cagliari ad Allegri, ma Max mi ha detto che il suo futuro è…”

Il ritorno di Max Allegri al Cagliari? Un bel sogno, che però resterà tale per la squadra sarda. E quindi il presidente del Cagliari Giulini…si mette l’anima in pace. Ma siccome mai dire mai, il numero uno rossoblù ci ha provato…

di Redazione Il Posticipo

Il ritorno di Max Allegri al Cagliari? Un bel sogno, che però resterà tale per la squadra sarda. Proprio dalla panchina rossoblù è passato il percorso che ha portato il livornese a diventare uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio italiano. Dopo essere stato al Sant’Elia, Allegri si è preso il Milan, portando i rossoneri al loro ultimo scudetto, per poi affrontare la sfida della successione di Antonio Conte alla Juventus. Rispetto all’allenatore dell’Inter ha fatto anche meglio e quindi è normale che le sue quotazioni restino alte, nonostante l’anno sabbatico. E quindi il presidente del Cagliari Giulini…si mette l’anima in pace, come ha spiegato a Sky Sport.

TELEFONATA – Ma siccome mai dire mai, il numero uno dei sardi ci ha provato. “Ho fatto una telefonata un po’ folle verso fine gennaio per offrirgli la nostra panchina, sapendo che comunque sarebbe stato impossibile”. Anche perchè Max ha un’intenzione ben precisa: quella di andare a provare un’esperienza all’estero. Del resto, ha passato la sua lunga pausa a imparare l’inglese e il suo nome è sempre in cima alla lista di molti club, soprattutto d’oltremanica. E Giulini conferma che il futuro di Allegri è lontano dall’Italia. “Massimiliano mi ha risposto che la sua prossima avventura sarà all’estero, anche se era affascinato dalla proposta del Cagliari nell’anno del centenario. Sapevo già prima di fare la telefonata che sarebbe stato molto difficile”.

CENTENARIO – A proposito di centenario, il presidente non può certo esimersi dal parlare di un compleanno importante e allo stesso tempo inatteso, almeno per quello che riguarda le modalità, visto che nessuno si immaginava di celebrarlo in pandemia. “Non ci aspettavamo di festeggiare così, in questa situazione. Vogliamo ripartire dagli stessi valori di cento anni fa quando in un circolo un gruppo di amici decise di regalare una squadra alla città. Noi vogliamo cercare di fare sempre meglio. Festeggiare il centenario così ci fa sentire anche un maggiore senso di responsabilità”. Peccato solo per il sogno Max, dunque

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