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Giovanni Simeone: “Giocare in Italia non è facile, sogno un futuro in Premier”

BERGAMO, ITALY - NOVEMBER 03:  Giovanni Simeone of Cagliari Calcio celebrates after his team-mate Christian Oliva scored during the Serie A match between Atalanta BC and Cagliari Calcio at Gewiss Stadium on November 3, 2019 in Bergamo, Italy.  (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

L'attaccante del Cagliari sogna un futuro lontano dall'Italia.

Redazione Il Posticipo

Non è stata una stagione indimenticabile per Giovanni Simeone. Il cholito ha iniziato alla grande, mettendo a segno cinque gol in altrettante partite. Poi ha perso la via del gol. Il centravanti argentino, con ogni probabilità, chiuderà il suo rapporto con il Cagliari. E come rivelato in una intervista concessa al Guardian,  non gli spiacerebbe passare da un'isola a un'altra.

CHOLITO - Una vita inseguendo il sogno di diventare calciatore, ripercorrendo le orme del papà. E seguendone i consigli. Non proprio tutti, ma quasi. "A 13 anni avevo già un tatuaggio. La Champions League. Una disobbedienza. Papà non voleva.  Alla prima partita ho perso un dente dopo aver preso una gomitata in faccia. Giocavo a centrocampo, come mio padre, ma fu lui stesso a dirmi di cambiare ruolo e giocare in attacco perché avevo un tiro forte. Chiaramente appena sono arrivato a giocare nella serie A argentina tutti hanno iniziato a chiamarmi Cholito ma ho sempre voluto essere Giovanni. Volevo dimostrare di essere arrivato ad alti livelli perché ero all'altezza e non in quanto figlio di mio padre. Qualcuno non capiva neanche perché giocassi a calcio, perché provenivo da una famiglia che aveva tanti soldi. Intorno a me vedevo gente ossessionata dall'idea di guadagnare denaro, prima che passione. Non è stato facile".

BERGAMO, ITALY - NOVEMBER 03:  Giovanni Simeone of Cagliari Calcio celebrates after his team-mate Christian Oliva scored during the Serie A match between Atalanta BC and Cagliari Calcio at Gewiss Stadium on November 3, 2019 in Bergamo, Italy.  (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

SERIE A - Dopo il River, il salto in Europa. In Serie A, come suo padre. "Ho trovato un calcio molto tattico, ho dovuto imparare parecchie cose, come rientrare in difesa. Nella mia idea, l'Italia era solo un momento di passaggio. La mia idea era di restarci un anno, per poi andare altrove. Ne sono già passati cinque, ma ho imparato anche che un calciatore deve essere pronto a qualsiasi eventualità. In un futuro mi piacerebbe giocare in Premier. Ho sempre detto a mio padre che, nonostante mi piacerebbe moltissimo giocare con l'Atletico Madrid, il calcio inglese sia il migliore. E credo anche che in Premier potrei sfruttare al meglio le mie caratteristiche. Sogno di giocare oltremanica, mi piacerebbe molto".