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Gilardino: “Il violino è nato a Parma con Marchionni. Se ci salviamo a Vercelli invito la squadra a cena. Mi sarebbe piaciuto giocare con Ibra”

Dal tetto del mondo alla D. Adesso in C con la Pro Vercelli. La scalata di Gilardino ricomincia fra aneddoti e ricordi.

Redazione Il Posticipo

Il violino, nato a Parma in una cena, non suona più. Dal... pentagramma agli schemi. Gilardino vive la sua esperienza, interrotta, da allenatore e ai microfoni di sky sport racconta di sè non risparmiando alcuni aneddoti particolarmente divertenti. "Il violino è nato a Parma con Marchionni per festeggiare il gol. Io suonavo e lui faceva l'inchino, ricordo con piacere che lo fece anche Valentino Rossi".

2006 - Impossibile non ripartire da quel mondiale in Germania. Roba inusuale per lui,  tutti ricordano un assist per il gol di Del Piero. "Dicono che segnavo solo se mi trovavo in area di rigore, ero troppo lontano per calciare e da quando sono partito palla al piede Alessandro ha cominciato a chiamarmi. Quel passaggio è stata l'apoteosi di una partita incredibile. In quella situazione si sono invertiti i ruoli. Quel pallone è l'emblema di quel mondiale. Un'azione corale di gruppo. Ho rivisto le immagini, i festeggiamenti, ho ancora la pelle d'oca". Di quella squadra, Gattuso a Napoli e Pippo a Benevento. "Ci sono tanti allenatori che hanno vinto il Mondiale che stanno facendo molto bene".

CARRIERA - Di gol, Gilardino, ne ha fatti tanti. Oltre 200 gol, 188 in serie A. E ne ha alcuni particolarmente cari: "Il gol con il Manchester in Champions e quello a Liverpool con la Fioentina. Il Milan era una squadra incredibile in tutti i reparti. Ancelotti era un grandissimo gestore. Ho bellissimi ricordi. Si sono dette tante cose sul mio addio ma sono andato via senza rancore. Al Milan ho vinto tanto e sono cresciuto a livello tecnico e umano. A Firenze ho vissuto anni importanti, speciali. La Cina è stata una esperienza breve ma intensa. Avevo troppa nostalgia dell'Italia. Sarei potuto andare alla Juventus in cambio di Borriello e con Quagliarella alla Lazio ma non se ne fece nulla. Ad oggi non c'è un Gilardino. Ho giocato con tanti attaccanti ma mi sarebbe piaciuto molto fare coppia con Ibrahimovic. Saremmo stati ben assortiti".

ALLENATORE  - In tanti, della sua generazione, sono diventati allenatori. "Qualcuno si sentiva già allenatore, altri ci sono arrivati piano piano. Io ho finito con lo Spezia, ho iniziato subito. Ho scelto Rezzato, per capire se era quello che mi sarebbe piaciuto fare". Quindi la Pro Vercelli. Un rapporto molto bello con i calciatori. "Ho avuto tanti allenatori bravi. Ancelotti, Mihajlovic, Lippi, Prandelli, Gasperini. Ho "rubato" da alcuni di loro. A Vercelli, non vedo i ragazzi da giorni. Si è creato un rapporto di grande fiducia e rispetto dei ruoli. Invito volentieri la squadra a cena se raggiungiamo la salvezza". Dalla C, per ritornare in... A. "Credo che vada fatto tutto a piccoli passi. Allenare in serie A è un obiettivo ma serve tanto studio. Prendo spunto da Juric, Liverani e De Zerbi, che hanno fatto gavetta e ora sono in serie A".