Giacomelli, dalla video-espulsione a una pessima recensione!

Dopo l’avvento della tecnologia in campo per aiutare il direttore di gara a ravvisare episodi poco chiari, arriva il metodo per punire gli arbitri per il mancato o ‘sbagliato’ utilizzo del VAR. Resta però da valutarne l’appropriatezza.

di Riccardo Stefani

Quasi tutti, davvero pochi esclusi, nell’epoca del 2.0 prima di muovere un passo leggono qualche recensione. Ormai, nelle apposite piattaforme possiamo recensire o farci aiutare nella scelta di ristoranti, dispositivi elettronici, medici, automobili… arbitri. Cosa? Sì, arbitri. Dopo la tanto agognata moviola in campo, in caso di mancato o errato utilizzo della tecnologia la stessa si ritorcerà contro l’arbitro. I direttori di gara saranno puniti, quindi, dal designatore arbitrale? Assolutamente no, siamo in democrazia quindi la punizione sarà stabilita direttamente dal popolo. Certo che la giustizia arbitraria nei confronti di un arbitro può strappare qualche sorriso…

VAR (Video-espulsione A Roma)

Nella fattispecie, tale progresso della tecnica social-informatica è stato scatenato dal signor Piero Giacomelli di Trieste, che quest’anno sembra proprio aver un conto aperto con le romane. Il direttore di gara, lo stesso che in Genoa-Roma ha espulso Daniele De Rossi, quando si è trovato a dirigere Lazio-Torino ed ha finito per espellere Ciro Immobile. Anche lui per una reazione valutata come violenta ai danni di Nicolas Burdisso. Il vaso di Pandora si è aperto in quanto, nonostante l’assistenza di Di Bello al VAR, Giacomelli non assegna un calcio di rigore alla Lazio. La reazione preoccupante non è stata tanto quella in campo quanto quella scatenatasi al di fuori dell’impianto sportivo. Giacomelli riesce a lasciare lo stadio soltanto dopo la mezzanotte e solo scortato dalle forze dell’ordine.

IL CONTRAPPASSO 2.0

Ma non è finita: oltre ad attendere la vettura dell’arbitro fuori dalla struttura, molti si sono scatenati sul web. Una sorta di contrappasso dantesco: se non usi ‘bene’ la tecnologia, questa ti si ritorcerà contro. La tecnica punitiva brevettata dopo Lazio-Torino consiste nello scavare nella vita privata dell’arbitro e scovare i suoi account e le sue attività. In primis gli scontenti hanno scovato un account social del direttore di gara ed hanno cominciato a scriverci su insulti della più varia natura. Poi hanno scoperto che Giacomelli gestisce un locale nella sua città natale.

TRI(E)STE, ARRIVARE A CIÒ

Come da telecronaca classica, il signor Giacomelli è il “signor Giacomelli di Trieste”. Città in cui l’arbitro gestisce appunto un locale nel settore della ristorazione. Appena i giustizieri 2.0 hanno reperito tale informazione, hanno cominciato a pubblicare pessime recensioni sul ristorante triestino sull’arcinota piattaforma nata per valutare alberghi, bar e ristoranti. La poca verosimiglianza del fatto che così tanti romani – la città di provenienza dell’autore del commento si trova direttamente sotto la sua immagine del profilo – fossero a Trieste di lunedì sera dà alle recensioni l’importanza che meritano. Eppure, i commenti non sono l’unica cosa atta a sorprenderci: il numero di “likes” è forse ancora più preoccupante.

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