Genoa-Roma: il rigore che c’era, ma che alla fine non c’è

Genoa-Roma: il rigore che c’era, ma che alla fine non c’è

Nel match di Marassi, non sfugge al VAR il fallo di De Rossi. Ma nel finale la Roma recrimina per un intervento non sanzionato (e forse neanche verificato) di Rigoni su Defrel.

di Francesco Cavallini

Fallo, rigore ed espulsione. E no, non si sta parlando dell’episodio di De Rossi con Lapadula. Sembra un film già visto, magari sullo schermo del VAR. Solo che questa scena in TV non ci va. E, a voler essere sinceri, nel parapiglia finale di Genoa-Roma, in concomitanza con l’ultima palla gol della partita, nessuno ci fa neanche troppo caso a velocità normale. Forse qualcuno sì, come Florenzi, che si avvicina a Giacomelli a chiedere lumi o almeno la conferma che l’azione sia stata analizzata da chi di dovere. Ma mentre tutti si concentrano su Fazio, che lamenta una trattenuta, chi dovrebbe lamentarsi è Defrel.

C’è un fallo su Defrel

Sulla punizione calciata da Kolarov, il francese scatta, supera Rigoni e in qualche maniera riesce a rimettere in mezzo, dove poi Schick non ha il guizzo giusto per gettare la palla in rete. Il problema è che Defrel è stato colpito in pieno dal centrocampista del Genoa nel momento di direzionare il pallone. Che si avvicina comunque alla porta, ma nel momento in cui l’azione termina, si può configurare un vantaggio non concretizzato nei confronti della Roma. E se così è, si tratta di calcio di rigore. Nel frattempo si lamenta anche Fazio, affondato da Izzo sul primo palo.

La Roma chiede il VAR

L’argentino rischia anche parecchio, perchè chiedere al direttore di gara di servirsi dell’aiuto del video è passibile di ammonizione, che nel caso di Fazio sarebbe anche la seconda. E quindi a confabulare con Giacomelli ci va Florenzi, che dopo il rosso a De Rossi e l’uscita dal campo di Nainggolan è il capitano della Roma. L’arbitro sembra confermare che l’azione incriminata sia stata verificata dai suoi assistenti e convince (più o meno) l’azzurro a non proseguire con le proteste. Ma non resta ben chiaro, se controllo c’è stato, su quale dei due falli avvenuti quasi in contemporanea.

L’entrata di Rigoni è in ritardo

La trattenuta nei confronti dell’argentino c’è, ma non è evidente quanto l’entrata fuori tempo di Rigoni, che colpisce nettamente in ritardo un avversario che si è appena liberato della sfera. Un intervento che in ogni situazione di gioco si tradurrebbe in calcio di punizione e forse anche cartellino giallo per il centrocampista. Ma siamo in area di rigore e Defrel, senza la sua opposizione, potrebbe anche direzionare meglio la sfera e magari segnare. Quindi rigore e forse anche rosso. Ma non accade nulla di ciò, perchè l’azione, almeno apparentemente, non viene verificata. O almeno, non da Giacomelli come nel caso del fallo di De Rossi.

Il problema è la discrezionalità nell’utilizzo del VAR

Ma il problema, in fondo, non deriva dal colore delle maglie o dal nome delle squadre prese in considerazione, ma dalla discrezionalità con cui è utilizzata la tecnologia. Sarebbe auspicabile che fosse l’arbitro stesso, soprattutto in casi confusi come questo (ma anche nel caso del rigore di Lazio-Fiorentina), a richiedere una verifica del proprio operato, senza costringere i calciatori a sbracciarsi per ottenerla. Se poi la decisione venisse confermata, amici come prima. Ma avere episodi da VAR di Serie A e di Serie B non aiuta certo a confermare la validità del progetto.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy