Zac, un taglio al passato: il primo Milan di Gattuso

L’esordio di Gennaro Gattuso sulla panchina del Milan si accompagna ad un taglio netto con il passato. Un 3-4-3 alla Zaccheroni, per cominciare l’avventura vincendo.

di Redazione Il Posticipo

Il primo Milan di Gattuso è molto simile a quello di Zaccheroni. Il tecnico rossonero sceglie il 3-4-3, il modulo che ritiene più adatto alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposzione. La sua idea di gioco è diversa da quella di Montella. Un Milan da combattimento, più che da palleggio. Diritti al sodo, senza barocchismi. Aggressività e concretezza. Non sarà una proposta di calcio spettacolare, quanto efficace. L’estetica gli interessa poco.

Gattuso come Zaccheroni, un 3-4-3 d’assalto

Ed ecco allora che si sposano le idee dell’allenatore capace di vincere uno scudetto che nessuno pronosticava e che è stato il primo tecnico in rossonero di Ringhio. Dietro 3 centrali solidi: uno di copertura (Romagnoli) uno ad occuparsi della regia (Bonucci) e uno aggressivo (Musacchio). A centrocampo due esterni in grado di coprire tutta la fascia (Abate e Borini, che riprendono il ruolo che nella stagione 1998/99 fu di Sala e Guglielminpietro) e un doppio regista (Montolivo e Biglia, con i compiti di Albertini e Giunti). In alternativa un faticatore come Kessiè, a cui però non fa certo difetto anche la qualità, a fare…l’Ambrosini. In avanti Suso alla Boban (anche se Zvone resta ineguagliabile) e Bonaventura dietro l’unica punta. Il centravanti di riferimento di Zac era Bierhoff, quello di Gattuso pare dover essere Kalinic, ma potrebbe presto diventare Andrè Silva.

Un calcio meno ragionato, ma non troppo istintivo

Gattuso predilige un calcio meno ragionato rispetto a quello di Montella, a volte eccessivo nel possesso del pallone, che finiva per scivolare nello stucchevole. Un gioco votato al pressing e alla riconquista del pallone nella metà campo avversaria, per ripartire nel breve sfruttando la velocità degli esterni nel mettere i palloni in mezzo o nel concludere l’azione personale. Kalinic o Silva devono ricevere più palloni possibili e sempre nei pressi dell’area di rigore. Un calcio meno ragionato non significa tuttavia necessariamente solo istintivo. Gattuso deve immediatamente abbattere un pregiudizio: in tanti associano l’aggressività in campo con il suo modo di intendere il calcio. Per capirsi: il Milan sarà aggressivo, ma saprà anche gestire il pallone.

Parola d’ordine: intensità

Il Milan sarà molto più “responsabilizzato” rispetto al passato. E con una identità. Nella sua breve ma intensa carriera, Gattuso ha sempre optato per un nucleo di 16/17 giocatori. E chiede grande personalità in campo. Di conseguenza si affiderà a chi ne ha di più. La parola d’ordine è: intensità. Anche nei toni, sin dagli allenamenti. Montella usava termini e modi pacati. Gattuso alza la voce e i ritmi. Non vuole cali di tensione e rendimento. Ecco perchè si ha la sensazione che il nuovo tecnico abbia già trovato i suoi leader: Donnarumma in porta, Bonucci e Romagnoli in difesa, Biglia a centrocampo. In attacco adora Cutrone, ma concederà una possibilità anche a Kalinic. Prima e ultima. O si sblocca con il Benevento, o si cambia. Silva è già pronto, cosi come il baby attaccante.

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