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La rivelazione di Gary Neville: “Nel giro di sei mesi, stavo per perdere tutto… per una donna!”

SALFORD, ENGLAND - JANUARY 22:  Gary Neville a co-owner of Salford City looks on during the Sky Bet League Two match between Salford City and Harrogate Town at Moor Lane on January 22, 2021 in Salford, England. Sporting stadiums around the UK remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Alex Livesey/Getty Images)

L’ex terzino destro del Manchester United e della Nazionale inglese ha rivelato che nell’estate del 2000 è stato ad un passo dal perdere tutto. Grazie al duro lavoro e a uno psicologo ce l’ha fatta.

Redazione Il Posticipo

A volte, si fa davvero fatica a non considerare i calciatori come delle macchine. Con la complicità anche dei sempre più diffusi videogiochi che prendono in considerazione gli atleti come degli involucri di caratteristiche quantificabili, si tende a dimenticare un po’ troppo spesso il loro lato umano. Ma anche a loro, così come tutti i loro co-specifici, possono incorrere in piccole e grandi problematiche personali che ne possono influenzare l’operato in campo. Qualcosa del genere è accaduto a Gary Neville, leggenda del Manchester United e della Nazionale inglese che ha raccontato di aver rischiato di perdere tutto nel giro di sei mesi.

IL MOMENTO PEGGIORE - Intervenuto al Blank Podcast, l’ex esterno dello United, ha raccontato il peggior periodo della sua carriera risalente all’estate del 2000. “Ho vissuto la rottura di una relazione sentimentale che durava da sette anni e ho concesso due gol al Vasco de Gama, in Brasile, nel mondiale per club e siamo stati buttati fuori”. Non è finita qui, perché in quell’anno, Neville non ha avuto subito la possibilità di riposarsi: era il 2000 e la sua Inghilterra avrebbe dovuto disputare il campionato Europeo.

USCIRNE - E anche all’Europeo, Gary Neville non è riuscito proprio a tenere la concentrazione altissima: “Forse la gente non lo ricorderà. Stavo giù, scendevo in campo distratto, pensavo ad altro. Non volevo la palla, mi mancava fiducia nei miei mezzi, non ci credevo più, non avevo idea di quando avrei disputato la mia prossima partita buona o di quando avrei fatto un passaggio decente. Ho perso tutto in quei sei mesi e avevo bisogno della pausa estiva dopo gli Europei”. Come ne è uscito? “Ricordo solo quel periodo di quattro settimane passato a far nulla, a chiarirmi i pensieri e resettare. Poi ho detto: ‘bene, lavorerò più duramente di quanto io abbia mai lavorato nella mia vita’. Nel primo giorno di ritiro ho fatto una tripla seduta, massaggi extra, più stretching e più pesi.” Non meno importante è stato il supporto psicologico richiesto ad un professionista anche se: “all’epoca, dire apertamente ai compagni che vedevo uno psicologo sarebbe stato visto come una debolezza. Nella vita, non solo nel calcio”. E invece è stata la marcia in più che gli ha permesso di tornare a essere se stesso.