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Garra Dembélé denuncia: “Mi davano 10 pasticche, non sapevo cosa fossero, ma se non le prendevo mi multavano”

DOHA, QATAR - SEPTEMBER 27: A doping control room is seen during day one of 17th IAAF World Athletics Championships Doha 2019 at Khalifa International Stadium on September 27, 2019 in Doha, Qatar. (Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

Il doping nel calcio è consapevole o inconsapevole? Fino a che punto i calciatori sanno se e quando lo staff propone loro sostanze non lecite? Chi non ha molti dubbi sulla sua consapevolezza è l'ex calciatore francese Garra Dembélé...

Redazione Il Posticipo

Il doping nel calcio è consapevole o inconsapevole? Fino a che punto i calciatori sanno se e quando lo staff propone loro sostanze non lecite? Una domanda che nel corso dei decenni ci si è spesso posti e che ha avuto risposte diverse a seconda dei protagonisti. Chi invece non ha molti dubbi sulla sua consapevolezza è l'ex calciatore francese Garra Dembélé, uno che quando era giovane era considerato una promessa e che frequentava il centro federale di Clarefontaine assieme a colleghi destinati alla fama come Ben Arfa. La sua testimonianza all'interno di Broken Fates, un documentario che sta trasmettendo L'Equipe, lascia poco spazio all'immaginazione, parlando di pastiglie sconosciute e sostanze illecite.

TISANE E ORMONI - Un qualcosa che, almeno a sentire il suo racconto, accadeva con frequenza e un po' ovunque. "In Bulgaria quando finivamo le partite di Europa League prendevamo tisane. Subito dopo il match mi davano prodotti che non sapevo esattamente cosa fossero. In Germania, quando ero al Friburgo, avevo in corpo prodotti che erano proibiti nel paese. In realtà ero dopato, avevo ormoni nel mio corpo". Una confessione che arriva dopo che l'ex attaccante ha lasciato il calcio, ma che non per questo è destinata a fare meno rumore. Del resto, la lotta al doping non finisce mai e le conseguenze, anche a lungo termine, sulla salute dei calciatori dell'assunzione di sostanze vietate non possono essere sottovalutate.

PASTICCHE - E che in Germania il club fosse a conoscenza della situazione, Dembélé lo spiega senza troppi giri di parole. Se non prendeva quello che gli veniva "prescritto", arrivava la multa. “Avevo una scatoletta con il mio numero dopo undici giorni che sono arrivato. Dovevo prendere una decina di pastiglie dopo l'allenamento, non sapevo cosa fossero. E non potevo fare altro che prenderle, perchè altrimenti mi avrebbero multato. Dopo le partite del fine settimana, quando c'era un controllo antidoping, mi cadeva il mondo addosso. Facevo la pipì, ma alla fine sembrava che non ci fosse nulla". Dunque, almeno per i risultati dei controlli, niente di strano. Ma la denuncia del francese spiega che il limite tra lecito e illecito rimane sempre molto sottile...