Alfa Romeo: due parole, una storia infinita tra vittorie e innovazioni

Alfa Romeo: bastano due parole per scrivere una storia. Una casa motoristica che ha scritto pagine leggendarie della Formula 1. E che ora prova a rinverdire i tempi d’oro.

di Redazione Il Posticipo

Alfa Romeo. Basta la parola. Una delle case automobilistiche più gloriose torna in Formula 1 ed è già in pista, a Barcellona, per testare macchina e ambizioni. Innegabile che il rientro del “biscione” rimandi ai ricordi di molti appassionati dei motori. Del resto la casa italiana ha scritto la storia della massima competizione motoristica, firmando, fra l’altro il primo Mondiale.

Pronti, via e bis mondiale

L’Alfa Romeo prende parte e vince alle prime due edizioni del mondiale di F1 con due conducenti niente male. L’Alfa Romeo 158 di Nino Farina e la 159 di Juan Manuel Fangio si impongono sulla concorrenza. La vera rivoluzione tecnologica è costituita da una monoposto sovralimentata, ovvero che sfrutta la potenza del compressore che alza la pressione dell’aria sui cilindri. Una invenzione che “ricicla” materiali pre bellici, lasciando di sasso la concorrenza. Risultato, una vettura capace di monopolizzare il mondiale, trionfando su sei gran premi su sette nel 1950 e quattro gran premi su otto l’anno successivo.

Il ritorno come costruttore

Negli anni Sessanta e Settanta l’Alfa torna in Formula 1 come fornitore di motori, ma le nuove tecniche, sebbene avanguardistiche, si rivelano troppo velleitarie per la Formula 1 di quei tempi. I motori Alfa Romeo producono una potenza eccezionale, ma peccano di affidabilità sul “long run” e dunque la casa milanese rivede i suoi piani, dedicandosi alla produzione di veicoli da strada ed equipaggiamenti militari. Torna come costruttore a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta, togliendosi diverse soddisfazioni: motorizzando la Brabham, nel 1978 l’Alfa conquista diversi piazzamenti e una memorabile doppietta a Monza con Niki Lauda sul gradino più alto del podio.

alfa romeo
Niki Lauda sulla Brabham nel 1978
Oltre a una pole a Long Beach con Andrea De Cesaris, davanti a colossi come Williams, Lotus, McLaren, Ferrari. Nel 1983 l’Alfa 183T del pilota italiano sfreccia all’Università della F1. Giro veloce a Spa, più di una laurea, sia in potenza che in affidabilità. Sono anni di podi e piazzamenti, sino al 1984, quando Riccardo Patrese centra l’ultimo podio a Monza. È il preludio all’addio. Nel 1985 la scuderia lascia la Formula 1, ma il richiamo è troppo forte. E quindi in questa stagione si ritorna in scena, in coppia con la Sauber per scrivere l’alba di una nuova storia.

Dove eravamo rimasti?

L’Alfa Romeo torna in grande stile: la coppia di piloti è un inno a gioventù, sfrontatezza e talento. Marcus Ericsson e, sopratutto, Charles Leclerc, il debuttante già da tempo in orbita Ferrari: cresciuto nel “vivaio” di Maranello, e con più di qualcosa in comune (il cuore della C37 è rosso rampante) con il tricolore…

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