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Filipe Luis racconta i suoi allenatori: “Simeone non ha un cuore e Mou mi ha tradito…”

(Photo by David Ramos/Getty Images)

I migliori calciatori al mondo spesso hanno una fortuna: essere guidati dai migliori allenatori. E Filipe Luis non potrà mai dimenticare i tempi in cui guardando in panchina incrociava lo sguardo terrificante del Cholo o cercava l'approvazione di...

Redazione Il Posticipo

I migliori calciatori al mondo spesso hanno una fortuna che non capita a tutti: essere guidati dai migliori allenatori. E quindi possono parlare con cognizione di causa di personaggi che hanno fatto la storia del calcio, descrivendone pregi e difetti. Filipe Luis, terzino brasiliano del Flamengo, ha passato parecchi anni in Europa e si è ritrovato a lavorare con due tipi niente male: Diego Pablo Simeone e Josè Mourinho. Due tecnici che, entrambi a modo loro, hanno segnato indelebilmente la carriera del laterale mancino classe 1985. Come ha spiegato in una lunga intervista al DailyMail, Filipe Luis non potrà mai dimenticare i tempi in cui guardando verso la panchina incrociava lo sguardo terrificante del Cholo o cercava l'approvazione di Mou...

CHOLO - Quello con cui ha lavorato più a lungo è ovviamente l'argentino. Uno in grado di instillare sacro timore in chiunque. "Adesso posso parlarci al telefono come faccio con un amico, ma prima quando ricevevo un messaggio da lui era davvero molto stressante". Tanto per far capire come Simeone possa gestire la squadra... "Mi conosce alla perfezione, ha tirato fuori il meglio di me, ma fidatevi, non è facile giocare per lui. Non ha un cuore. Non pensa mai 'oh, povero piccolo calciatore, devo fare questo o quello per lui'. No, tutto quello che fa lo fa solamente per riuscire a vincere. Ma nel 2011 ha preso una squadra quartultima e ci ha fatto vincere l'Europa League. Ci ha trasformato in un qualcosa di mostruoso".

MOU - E se il Cholo è un tipo niente male, anche Mourinho non scherza. Peccato che il rapporto con Filipe Luis non sia dei migliori. Il brasiliano viene acquistato nel 2014, dopo la finale di Champions persa con il Real, ma non scatta la scintilla col portoghese. "Quando mi ha subito messo in panchina alla prima partita gli ho chiesto: 'Che sono venuto a fare? Non potevo rimanere all'Atletico?'. Ma lui mi ha spiegato che dovevo guadagnarmi il posto, che il mio nome non mi avrebbe garantito una maglia da titolare". Neanche quella in finale di League Cup, dopo aver giocato tutte quelle precedenti nella competizione. "Mi sono sentito tradito a dire poco. Non volevo passare un altro anno con Mourinho". Quindi, meglio tornare all'Atletico da Simeone. Che però certamente...non sarà stato lì a consolarlo...