Fabregas e l’Arsenal, amore e dolore: “Io piangevo quando perdevamo, gli altri pensavano a dove andare la sera. Solo Van Persie e Nasri al mio livello”

Fabregas e l’Arsenal, amore e dolore: “Io piangevo quando perdevamo, gli altri pensavano a dove andare la sera. Solo Van Persie e Nasri al mio livello”

Cesc Fabregas è di casa a Londra. Lo spagnolo ha passato gran parte della sua carriera tra Arsenal e Chelsea. L’ex canterano del Barcellona racconta il suo rapporto con i Gunners, sottolineando soprattutto i motivi dell’addio e la scelta di “tradire” il club qualche anno dopo, accettando la corte del Chelsea.

di Redazione Il Posticipo

Cesc Fabregas è di casa a Londra, anche se ora vive a Montecarlo. Lo spagnolo ha passato gran parte della sua carriera tra Arsenal e Chelsea e in entrambe le squadre si è sentito parte di un progetto. In un’intervista ad Arseblohg, l’ex canterano del Barcellona racconta il suo rapporto con i Gunners. Sottolineando soprattutto i motivi dell’addio (per tornare in Catalogna) e la scelta di “tradire” il club qualche anno dopo, accettando la corte del Chelsea.

ARSENAL – Fabregas sarebbe rimasto all’Emirates, ma qualcosa non andava. “Ero capitano ed avevo addosso molta pressione. Dovevamo vincere qualcosa e davo tutto affinchè accadesse. Quando perdevamo tornavo a casa e piangevo, però salivo sul pullman e vedevo alcuni compagni di squadra che ridevano e decidevano dove sarebbero andati la sera. Ed è arrivato un momento in cui mi sono sentito solo con la mia voglia di vincere”. I compagni, insomma, non volevano vincere quanto lui. Tranne un paio.”Se non fosse stato per l’atteggiamento di alcuni colleghi, soprattutto negli ultimi due anni, sarei rimasto. Ma mi sono reso conto che solo Robin van Persie e Samir Nasri erano al mio livello, sia mentale che tecnico. Non è arroganza, è quello che ho capito”.

CHELSEA – Dunque lo spagnolo se ne torna in blaugrana, ma qualche anno dopo punta ancora all’Inghilterra.”Quando ho lasciato il Barcellona, l’Arsenal era la mia scelta. Ma Wenger non mi ha risposto, abbiamo aspettato una settimana. Io dicevo a tutti che sarei tornato, era la mia prima scelta, ma non mi hanno detto nulla. E quindi ho fatto le mie scelte”. Anche grazie a qualcuno in particolare. “Ho parlato con il Manchester City, con il Manchester United e poi con Mourinho. E quando sono uscito da casa sua ho pensato ‘ok, non devo parlare con nessun altro, me ne vado al Chelsea. Quello che mi ha detto Mou, la squadra che voleva creare, come voleva che giocassi. Mi aveva convinto”. Un tradimento bello e buono? Sì, ma con delle ottime ragioni. “Sapevo che avrei avuto problemi con i tifosi dell’Arsenal, ma volevo tornare in Premier”. Una scelta che alla fine ha pagato.

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