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Europei: le ospitanti non vogliono perdere i rimborsi della UEFA

(Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

L'Europeo è organizzato come torneo itinerante. Il covid potrebbe scombinare i piani e le varie città non vogliono saperne di tirarsi indietro per non perdere i rimborsi da parte della UEFA.

Redazione Il Posticipo

Gli Europei del 2020  sono stati posticipati. E l'edizione del 2021 si avvicina portandosi con sé dubbi e ansie.  La competizione, come noto, era stata concepita come itinerante. E l'onore di ospitare le partite sarebbe toccato a 12 città di altrettante nazioni del continente. IL condizionale è d'obbligo perché lo scenario, complice la pandemia, è in continua evoluzione. E con le restrizioni negli spostamenti tra nazionale e nazione tutto potrebbe complicarsi. A pagare, in tutti i sensi, sarebbero diverse città a rischio "taglio". Il problema è che tirarsi indietro significa perdere i rimborsi da parte della UEFA.

RIMBORSI - Non è solo una questione di  guadagno. Piuttosto, di rimborsi. Molte città, hanno dovuto anticipare delle spese per adeguare le strutture agli standard della UEFA. Ovviamente, al momento di intervenire sulle impiantistiche, il covid-19 non era ancora apparso. Lo scenario, però, è cambiato. E, come riporta il Daily Mail,  qualora la competizione dovesse essere rilocalizzata in un raggio meno ampio, le città che si ritroverebbero escluse non otterrebbero alcun rimborso dalla federazione europea.

 Undated: General view of the twin towers at Wembley Stadium in London. Mandatory Credit: Gary M Prior/Allsport

PUBBLICO - Negli ultimi giorni, sia Ceferin che Rummenigge, voce molto influente nonché ascoltata all'interno dei piani alti della UEFA. Entrambi si sono espressi in favore di una riorganizzazione in favore di una sola nazione ospitante. Da Nyon fanno sapere che i possessori di un biglietto godranno di rimborsi qualora le partite fossero spostate di più di 50 chilometri.  Un segnale poco incoraggiante, che potrebbe tradire l'idea di restringere il raggio itinerante. La decisione definitiva arriverà comunque entro il 5 marzo e riguarderà anche la presenza e l'affluenza di pubblico consentita negli stadi. La FA, secondo lo Sportsmail, confida nel non perdere lo status di ospite.  Appare molto probabile che altre città europee rischino, perché non considerate in grado di avere la forza necessaria per assorbire l'impatto generato dalla pandemia da qui ai prossimi mesi. Situazione non facile. Il calcio così come tutte le altre istituzioni, deve muoversi con la massima cautela.