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Eriksson vuole ripartire, ma senza rischi: “Da tifoso del Liverpool non vorrei che la stagione fosse cancellata, ma la vita conta più del calcio”

Sven Goran Eriksson è ancora un personaggio molto celebre oltremanica. Uno dei programmi più seguiti della televisione britannica ha chiesto allo svedese un parere su quello che in Inghilterra è il problema calcistico maggiore: se la stagione...

Redazione Il Posticipo

La sua esperienza da CT della nazionale inglese è stata accompagnata da polemiche, calcistiche ma non solo. Eppure Sven Goran Eriksson è ancora un personaggio molto celebre oltremanica e a dimostrarlo c'è l'intervista di Good Morning Britain. Uno dei programmi più seguiti della televisione britannica ha chiesto all'ex allenatore di Lazio e Roma come sta vivendo l'emergenza coronavirus, ma anche un parere su quello che in Inghilterra è il problema calcistico maggiore: se la stagione va terminata o va cancellata, togliendo al Liverpool un titolo che ormai è quasi matematicamente conquistato.

LIVERPOOL- Lo svedese rivela che non approverebbe la seconda opzione perchè... tifa per Klopp e i suoi. "Sono un tifoso del Liverpool, quindi volete che vi dica di dimenticarci di questa stagione? Sarebbe molto, molto difficile. Credo che le persone che se ne stanno occupando stiano facendo del loro meglio. Ci sono di mezzo il calcio, i tifosi, ma anche di un sacco di soldi se parliamo delle squadre più importanti di Premier League, Champions League e degli altri campionati in giro per il mondo".

SALUTE - In ogni caso, per Eriksson non si potrà ricominciare senza che la salute di tutti sia garantita. "Cosa succederà? Non lo so, ma una cosa deve essere certa: non possiamo mettere a repentaglio delle vite per finire i campionati e la Champions League. Non si può. Se vogliamo ricominciare i campionati bisogna farlo in modo sicuro, non possiamo prenderci rischi. Il calcio è importante, il calcio è la mia vita, ma lo amo, ma la vita conta più del calcio".

SVEZIA - Nel suo piccolo, lo svedese sta dando una mano in patria. E spiega che i calciatori devono essere i primi a sacrificare qualcosa per il bene comune. “Io sto aiutando il mio club locale qui in Svezia. È una squadra di terza divisione, non è professionistica. Non ricevono soldi da nessuno sponsor e non hanno le entrate dei biglietti, quindi il club ha parlato con i calciatori e ha detto 'cosa facciamo?'. E i calciatori hanno risposto che prenderanno meno soldi, perchè la cosa più importante al momento è il club. Hanno fatto così e credo che tutti dovrebbero. Se il club non ha entrate, come dovrebbe pagare qualcuno? È logico". Chissà se lo sarà anche per i professionisti...