Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

calcio

Eriksson e l’Italia: “Falcao giocò meglio di Maradona. Baggio aveva tutto, Mancini un leader. E che Lazio…”

Eriksson e l’Italia: “Falcao giocò meglio di Maradona. Baggio aveva tutto, Mancini un leader. E che Lazio…”

Eriksson ripercorre la sua carriera in Serie A con Roma, Fiorentina, Samp e Lazio

Redazione Il Posticipo

Eriksson ripercorre la sua carriera in Serie A con Roma, Fiorentina, Samp e Lazio in una lunga intervista al Guardian. Tre esperienze che hanno profondamente segnato la carriera del tecnico.

ROMA E FIORENTINA  - Eriksson sapeva poco del calcio italiano quando passò alla Roma nell'estate del 1984. Il "colpo di fulmine" in una sfida giocata con il Benfica. "Ho accettato l'incarico dopo la  sconfitta contro il Liverpool ed è stato difficile motivare i giocatori dopo quella finale. Nei primi sei mesi mi sono chiesto se avessi fatto la scelta giusta. Falcao fra l'altro aveva giocato pochissimo, ma quando c'era spostava gli equilibri. In un Roma - Napoli che abbiamo vinto giocò meglio anche di Maradona". Battuto a domicilio con la Fiorentina in Coppa Italia e travolto in campionato. "Vincemmo 3-2. Non era molto interessato alla Coppa Italia infatti mi disse "domenica, musica diversa". Ci hanno battuto 4-0 e lui era inarrestabile". In compenso ha allenato Baggio. "Aveva tutto: tecnica incredibile, visione, ritmo".

SAMPDORIA -  Eriksson si prese una pausa di tre anni nell'estate del 1989. Torna nel 1992 alla guida della Samp di Mantovani. " Mi disse che la Samp non poteva più sfidare Juve, Milan o Inter e che stava per vendere Vialli alla Juve. Ho ammirato la sua onestà, e così ho accettato. Abbiamo costruito buone squadre, con giocatori come Gullit e Platt, Seedorf, Chiesa e Verón. Mancini era già un dirigente. Era coinvolto in tutto ma era un rompiscatole, aveva standard molto elevati e lo richiedeva a tutti. Litigava continuamente con gli arbitri e con i suoi compagni di squadra ma con il suo talento poteva permetterselo. In quella squadra c'era anche un difensore fortissimo. Pietro Vierchowod. Poteva essere superato dal pallone e non dall'attaccante. Chi lo superava, se lo ritrovava davanti".

LAZIO  - Ultima parentesi alla Lazio. "All'inizio ho dovuto costruire la mentalità passando anche attraverso la cessione di Signori. Mi hanno aiutato molto Nesta, Mihajlovic, Simeone e Veron. Prima si festeggiava per venti giorni una coppa Italia. Poi abbiamo vinto in Europa. La finale UEFA con l'Inter l'abbiamo persa per immaturità.  Quando abbiamo vinto lo scudetto, c'è stato l'assalto alla Champions poi sono andato ad allenare l'Inghilterra ma quello alla Lazio è stato il periodo migliore della mia carriera. Ho vinto sette trofei in meno di quattro anni".