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“El Tigre” Gareca, l’uomo dei miracoli che Pablo Escobar…voleva morto!

Se la cavalcata del Perù in Copa America racconta di Guerrero che segna e di Gallese che para, c'è una terza...G che non si può ignorare. In panchina c'è il signor Ricardo Gareca, per tutti "El Tigre". Un argentino che ha una storia che vale...

Redazione Il Posticipo

Il Perù arriva in finale di Copa America e lo fa assolutamente con merito. Prima elimina l'Uruguay ai calci di rigore, poi si permette il lusso di strapazzare il Cile, campione delle ultime due edizioni. E se i tabellini raccontano di Guerrero che segna e di Gallese che para, c'è una terza...G che non si può ignorare. In panchina c'è il signor Ricardo Gareca, per tutti "El Tigre". Un argentino che sta facendo miracoli in Perù. E che ha una storia che vale la pena di essere raccontata.

ALTO TRADIMENTO - Con gli scarpini ai piedi, Gareca è un attaccante ed il suo soprannome fa capire che la personalità di certo non gli manca. Al punto che nel 1985 compie un gesto assolutamente inimmaginabile. Lui, cresciuto nelle giovanili del Boca Juniors e uno degli idoli della Bombonera, assieme a Oscar Ruggeri se ne va al River Plate. Problemi di stipendi non pagati, ma pur sempre alto tradimento. Una mossa che gli scatena contro l'odio eterno del pubblico Xeneizes. E poco importa che al Monumental ci passi un solo anno. Anche perchè poi si trasferisce in Colombia e si fa...un altro nemico particolarmente potente: Pablo Escobar. A raccontarlo alla testata El Popular è John Jairo Velásquez, detto Popeye, uno dei fedelissimi del "Patron".

NEL MIRINO - La colpa di Gareca? Giocare con l'America de Calì, una squadra che a Escobar non poteva decisamente stare simpatica, visto che nel club c'erano interessi dei capi del Cartello de Calì, l'acerrimo rivale di quello di Medellin. E di conseguenza durante il conflitto armato tra le due organizzazioni criminali, i calciatori hanno rischiato grosso, El Tigre compreso. "Pablo Escobar teneva sempre d'occhio tutti i giocatori dell'América de Calì, eravamo in guerra. E Ricardo Gareca è sempre stato nel mirino del boss. Tuttavia, non è mai riuscito a raggiungerlo. E l'amore per il calcio di Escobar ha salvato Gareca e tutti quanti i giocatori dell'América de Calì, perchè si era pensato di farli saltare in aria con un'autobomba dopo che il Cartello de Calì ha fatto lo stesso con la famiglia di Pablo".

MIRACOLI - Alla fine però El Tigre evita questa situazione...esplosiva e diventa allenatore. Fa molto bene con il Velez e nel 2015 arriva la chiamata del Perù. Che ci siano i presupposti per fare bene si capisce subito, visto che la Bicolor alla Copa America di quell'anno arriva terza, arrendendosi solo al Cile di Sampaoli, che poi avrebbe vinto il trofeo. Una sconfitta vendicata quattro anni dopo con il 3-0 di Porto Alegre, per arrivare a una finale che è già un sogno di suo. E nel frattempo, tanto per non farsi mancare nulla, Gareca porta anche il Perù in Russia. Non in gita, ma al mondiale, un qualcosa che non accadeva dal 1982. Quindi, chi cerca miracoli, può citofonare all'argentino. E Guerrero e compagni puntano al bersaglio grosso...con El Tigre nel motore!