E adesso Verratti sogna: la Champions italiana “da straniero” è merce rara, ma non impossibile…

Nella serata perfetta del Paris Saint-Germain, c’è un po’ di gioia…anche per l’Italia. Il centrocampista azzurro scende in campo per una sgambata e per dire che all’ultimo atto lui ci sarà. Una bella iniezione di fiducia per Verratti e per il calcio tricolore.

di Redazione Il Posticipo

Nella serata perfetta del Paris Saint-Germain, c’è un po’ di gioia…anche per l’Italia. Al minuto 83, con il match ormai ampiamente in ghiaccio, Tuchel decide finalmente che è ora di dare un po’ di riposo ai suoi in vista della finalissima. Ma soprattutto, il tedesco lancia un segnale a Bayern e Lione: chiunque arriverà a giocarsi la Champions League a Lisbona, si troverà davanti anche Marco Verratti. Il centrocampista azzurro scende in campo per una sgambata e per dire che all’ultimo atto lui ci sarà, a guidare il centrocampo dei parigini lanciati verso la conquista di un poker leggendario. Una bella iniezione di fiducia per lui…e per il calcio tricolore.

CUDICINI – Del resto, dopo la finale di Cardiff persa dalla Juventus nel 2017, nessun calciatore italiano è più sceso in campo o andato in panchina nella partita più importante dell’anno. Ed è ancora più raro che un rappresentante del calcio di casa nostra faccia capolino nelle formazioni quando a giocarsi la Coppa ci sono squadre straniere. L’ultimo, non giocando, è stato Carlo Cudicini, secondo portiere del Chelsea che nel 2008 ha visto sfumare all’ultimo calcio di rigore la possibilità di sollevare la Champions, perdendo contro il Manchester United di Cristiano Ronaldo nella notte di Mosca. Ci fosse stato lui in porta al posto di Cech, chissà…

GLI ALTRI – Chi invece la finalissima l’ha giocata tutta da “straniero” è Flavio Roma. Anche l’ex portiere è dovuto volare in Francia per prendersi l’onore, difendendo i pali del Monaco nel match con il Porto di Mourinho nel 2004. Per lui una serata da dimenticare, tre gol subiti e coppa volata nella bacheca dello Special One. Non proprio precedenti confortanti, a cui va aggiunto quello di Amedeo Carboni, anima del Valencia di Cuper che nel 2001 si arrende all’ultimo atto ai calci di rigore contro il Bayern Monaco di Super Kahn. Eppure in fondo si può fare. Lo conferma Christian Panucci, italianissimo terzino del Real Madrid che gioca da titolare e vince la finale contro la Juventus nel 1998. Per Verratti, un modello da seguire. E chissà che a Lisbona, quando l’arbitro avrà fischiato la fine, non spunti tra i festeggiamenti anche un tricolore…

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