Dzeko, niente candeline ma scintille

Alla centesima in Serie A, Dzeko non trova la via del gol, ma continua comunque a trascinare la Roma con personalità e con il suo valore tecnico e tattico fuori dalla norma.

di Redazione Il Posticipo

Un…buon non compleanno a Dzeko. Anche senza scomodare il Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie, la centesima presenza in Serie A del bomber giallorosso non è stata esattamente una festa. Anzi, più che le candeline che ci si poteva aspettare, magari con la rete numero 15 in questo campionato, sono arrivate le scintille. Quelle a fine gara con Florenzi, reo di troppo egoismo nell’occasione che a pochi minuti dalla fine poteva mettere il sigillo sulla vittoria giallorossa, ma che il numero 24 ha invece sprecato con la collaborazione di Perin.

PERSONALITÁ – Ci sta. Succede. Eccesso di foga, di grinta, di voglia di vincere. Una determinazione feroce, quella che a ben vedere nel primo anno in giallorosso qualcuno gli rimproverava di non mettere in campo molto spesso. Dzeko da quel punto di vista è molto cresciuto e nel giro di due stagione si è preso la Roma, sulle spalle con i gol e per mano attraverso l’atteggiamento. Tra i leader della semifinalista di Champions League c’è decisamente anche il bosniaco. Che come tale si comporta, andando a recriminare con il compagno e vicecapitano per un passaggio non ricevuto. Viene portato via da Strootman (il che è tutto dire) e alla fine va bene così.

LEADER – Dzeko è ormai una guida per la Roma, ma non solo dal punto di vista…spirituale. In campo si è ormai perfettamente calato nel doppio ruolo di bomber e regista offensivo, anche se a volte, come contro il Genoa, l’abito del cannoniere non gli va a pennello. Poco male, perchè al netto del chirurgico inserimento di Under che vale il vantaggio, le trame offensive giallorosse passano tutte, nessuna esclusa, attraverso i piedi o la testa del bosniaco. Che lotta, sbuffa e inventa per i compagni, funge da punto di riferimento offensivo, ma non solo. Peso specifico, valore tecnico e personalità, questo porta in dote il numero 9 alla Roma. Ragion per cui Di Francesco non lo fa riposare praticamente mai.

LOTTATORE – Anche perchè, come visto in alcune occasioni, se Dzeko non c’è, per la Roma sono dolori. La squadra non è esattamente Dzeko-dipendente, ma la presenza lì davanti del bosniaco sembra in qualche maniera rassicurare i compagni, che sanno che un pallone, anche sporco, lanciato da quelle parti, qualcuno lotterà. Con determinazione e forza, ma soprattutto con voglia di combattere. Se necessario, anche con un compagno di squadra. Il rimprovero a Florenzi a fine partita e quello a Schick su un movimento errato non sono certo figli di chissà quale egoismo da parte del bomber romanista, ma una attenzione nei confronti della squadra tutta. Alla fine, comunque, si festeggia lo stesso, anche senza gol. Per le candeline ci sarà tempo. E di certo un party differito ad Anfield farebbe felici tutti.

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