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Dwight Yorke: “CR7 era legato allo United, ma infelice. Va in Arabia, per far crescere il calcio locale”

Dwight Yorke: “CR7 era legato allo United, ma infelice. Va in Arabia, per far crescere il calcio locale” - immagine 1
La confessione di Dwight Yorke. L’ex stella dello United, come riportato da Record.pt ha condiviso con la stampa australiana il contenuto di una conversazione avuta con Cristiano Ronaldo settimane prima della famosa intervista del...

Redazione Il Posticipo

La confessione di Dwight Yorke. L'ex stella dello United, come riportato da Record.pt ha condiviso con la stampa australiana il contenuto di una conversazione avuta con Cristiano Ronaldo settimane prima della famosa intervista del fuoriclasse portoghese con Piers Morgan. Quella che di fatto ha scritto la parola fine alla storia fra CR7 e lo United.

INFELICE

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L'ex attaccante  di Trinidad e Tobago, oggi allenatore del Macarthur FC, ha spiegato di aver avito la sensazione che qualcosa che Ronaldo fosse pronto ad esplodere. "Di solito non commento le notizie sul Manchester United perché sono ancora un ambasciatore globale del club, ma quello che ha fatto Cristiano non mi ha sorpreso. Ho avuto una conversazione con lui prima di venire in Australia, quando ho trascorso un periodo di 10 giorni a Carrington, dove mi ha concesso 30 minuti del suo tempo per parlare. Era chiaramente infelice. Sentiva che il club non stava crescendo come voleva e aveva anche alcuni aspetti da chiarire con l'allenatore. Ho avuto la netta sensazione che se le cose non fossero cambiate, sarebbe successo qualcosa. Era pronto ad esplodere".

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COMPRESO

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Nonostante le critiche che CR7 ha ricevuto per questa intervista e le sue scelte,  Dwight York ha difeso il portoghese. "Ronaldo era veramente legato al Manchester United, voleva riportare il club ai vertici ma era anche convinto che l'unico modo per farlo era esserne il leader. Voleva guidare, ma non gli è stata data questa opportunità. Penso che abbia avuto la sensazione di non aver avuto abbastanza credito. E poi sono molte critiche nei suoi confronti. E dunque è arrivato al punto in cui ha ha detto basta. Lo capisco, così come comprendo la sua scelta di giocare in Arabia. Evidentemente vuole tracciare un solco e lasciare in eredità la crescita del movimento calcistico locale. Il suo arrivo ha già avuto un effetto. Tutti parlano dall'Arabia Saudita e del calcio asiatico. E grazie a lui l'Al Nassr è un club che ha trovato collocazione sul mappamondo calcistico".