Duecento di questi giorni, Maestro! Tabarez fa cifra tonda alla guida dell’Uruguay

Duecento di questi giorni, Maestro! Tabarez fa cifra tonda alla guida dell’Uruguay

Nonostante gli anni che passano (sono 72) e una neuropatia cronica che lo ha colpito ormai qualche anno fa, Oscar Washington Tabarez continua a lottare sulla panchina dell’Uruguay. E punta a Qatar 2022, sempre con la voglia di insegnare calcio.

di Redazione Il Posticipo

Duecento di questi giorni, Maestro. E poco importa che l’Uruguay si sia fermato solo sul pareggio con il Perù, in un match giocato per due terzi in inferiorità numerica dopo che Caceres è stato espulso al minuto 26. No, la notte di Lima è importante per un altro motivo. È storica, perchè nonostante gli anni che passano (sono 72) e una neuropatia cronica che lo ha colpito ormai qualche anno fa, Oscar Washington Tabarez fa cifra tonda e, come riporta Olè, festeggia le 200 presenze sulla panchina della Celeste. Che ormai è “la nazionale del Maestro” da più di un decennio, anche senza considerare il breve regno tra 1989 e 1990.

MAESTRO – Maestro di soprannome e di fatto, visto che sono ormai tre le generazioni di calciatori uruguaiani cresciuti sotto le sue amorevoli cure. Da Forlan a Gimenez, passando per Suarez e Cavani, ogni campione nato nei dintorni di Montevideo deve qualcosa a Tabarez, in carica dal 2006. Così come gli deve molto tutto il calcio sudamericano, visto che in bacheca il tecnico, oltre alla Copa America 2011, ha anche una Libertadores (con il Penarol) e un campionato argentino di apertura alla guida del Boca Juniors. L’esperienza italiana, beh, non è andata come ci si aspettava, ma anche a Cagliari e Milano (sponda rossonera) è stato impossibile dimenticare una figura carismatica come quella di Tabarez. Che, in linea con la garra che contraddistingue la Celeste, non smette di lottare nonostante un destino avverso.

UMILTÁ – L’obiettivo è Qatar 2022, che sarebbe il suo quinto mondiale, come dimostra un rinnovo arrivato dopo l’ultima, sofferta coppa del mondo. Le sue immagini, in panchina con l’aiuto di una stampella, hanno commosso il mondo del calcio e hanno sottolineato (qualora ce ne fosse ulteriormente bisogno) il legame inscindibile tra l’allenatore e la sua squadra. Senza dimenticare il suo popolo, che lo ama alla follia. Tanto da decidere, lo scorso anno, di dedicargli una statua al centro di Montevideo. Ma il Maestro non è mica Maestro solo per modo di dire. E sa bene che tra le doti di chi deve insegnare c’è anche la capacità di essere umili e di fare gruppo. E quindi, non se ne parla, “Tabárez non accetterà un tributo che implica la rottura con lo spirito di unità e di comunione che la squadra nazionale cerca di generare e di incoraggiare“. Un’altra lezione importante. Ma dal Maestro, in fondo, non ci si poteva aspettare altro.

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