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Drinkwater: “Ho commesso tanti errori. E i soldi non aiutano. Sono diventato un libro chiuso”

BIRMINGHAM, ENGLAND - FEBRUARY 16: Danny Drinkwater of Aston Villa in action during the Premier League match between Aston Villa and Tottenham Hotspur at Villa Park on February 16, 2020 in Birmingham, United Kingdom. (Photo by Neville Williams/Aston Villa FC via Getty Images)

Dopo l'anonima esperienza al Chelsea e le difficoltà incontrate nelle ultime stagioni, Drinkwater si racconta.

Redazione Il Posticipo

Con la maglia del Leicester City, non si capiva troppo bene se quello davvero forte fosse Ngolo Kanté o Danny Drinkwater. Così, per non sbagliare, il Chelsea si era portato a casa entrambi i centrocampisti nel giro di un anno. Poi ha capito: il fenomeno era Kanté. Da allora, Drinkwater ha iniziato a parabola discendente. Sino ad apparire più sulle pagine di cronaca che sportiva.

ERRORI - Una spirale senza fine. E in una intervista rilasciata al Telegraph, la prima dopo quattro anni, ha spiegato anche il motivo di cosa gli stia accadendo. "È tutta una questione di fiducia. Sono un libro chiuso. E questo status si estende al resto della mia vita, non solo al calcio. Non ho riposto abbastanza fiducia in ciò che gli esperti mi dicevano e ciò mi è costato parecchio in termini di forma e infortuni. Sono ben consapevole  che il mio trasferimento al Chelsea non è andato come si sperava. Anche io ho fatto degli errori ma dire che prendo uno stipendio per non giocare è troppo semplicistico".

INFELICE  - Qualche errore, dal ragazzo è stato oggettivamente commesso. Nell'aprile 2019 si è schiantato contro un muro con l'auto in stato d'ebbrezza. A settembre dello stesso anno ha subito un pestaggio dopo essere stato allontanato da un pub per ebbrezza molesta. Diversi atteggiamenti riassumibili in una ricerca di una perduta felicità. "I soldi non risolvono un bel niente. L'assegno non ti aiuta per niente, non ci pensi nemmeno. Ci sono state delle cose, al di là del calcio, che non sono state facili come avrei voluto. Non cerco compassione. Vorrei solo che le persone capiscano che non va per forza tutto bene quando guadagni molto". E per lui dopo tutte queste disavventure anche problemi in campo. Tanti prestiti (Burnley, Aston Villa, i turchi del Kasimpasa e ora il Reading) e una vera e propria discesa all’inferno calcistico. E ora, se qualcuno aveva dubbi su chi dei due fosse quello forte davvero, può tranquillamente scommettere su Kantè.