Draxler spiega perchè nel 2015 non è andato alla Juventus: “Il calcio è un business e purtroppo non decido solo io…”

Draxler spiega perchè nel 2015 non è andato alla Juventus: “Il calcio è un business e purtroppo non decido solo io…”

Il calcio è un business, si sa. Ma quando a dichiararlo è un calciatore, nazionale tedesco e stella del Paris Saint-Germain, allora sì che la cosa fa notizia. Julian Draxler spiega che qualche anno fa stava per trasferirsi alla Juventus. Poi però è accaduto qualcosa, che ha poco a che fare con il calcio giocato…

di Redazione Il Posticipo

Il calcio è un business. Lo dicono molti, con una certa frequenza. Ma quando a dichiararlo è un calciatore, nazionale tedesco e stella del Paris Saint-Germain, allora sì che la cosa fa notizia. Julian Draxler spiega in un’intervista a DAZN che qualche anno fa stava per trasferirsi alla Juventus. Poi però è accaduto qualcosa, che ha poco a che fare con il calcio giocato. Il centrocampista spiega tra le righe che non si è trovato un accordo economico soddisfacente. E che quindi la sua carriera ha preso tutta un’altra strada…

BUSINESS – “Nel 2015 si era parlato di un mio possibile trasferimento alla Juventus. Ma il problema è che il calcio è un business e io non decido da solo. I trasferimenti prevedono anche pagamenti, commissioni, problemi contrattuali. Tutto deve andare a posto e sfortunatamente non è stato il caso con la Juventus”. Un futuro in bianconero che non si è mai realizzato. Ma era solo questione di soldi, perchè Draxler allo Schalke non voleva proprio rimanere. “All’epoca avevo già detto allo Schalke che volevo assolutamente andarmene. Avevo praticamente già salutato tutti e sapevo che dovevo lasciare Gelsenkirchen per migliorare a livello personale. Ed era importante che io scegliessi un club in cui c’erano le condizioni giuste”.

CONDIZIONI – Quali condizioni? Una certa visibilità. Magari non quella che poteva concedergli la Juventus, ma comunque una vetrina importante. “Gli Europei 2016 erano dietro l’angolo, quindi dovevo scegliere un club che avesse una buona squadra e che giocasse in Champions League. E per me era anche importante che fosse un club che potesse rientrare nello sguardo di Low. Ed ecco perchè ho scelto il Wolfsburg. Avevano appena venduto Kevin De Bruyne al Manchester City per parecchi soldi, quindi avevano i soldi per pagare il mio cartellino allo Schalke”.

ACCORDO – Una scelta più di cervello che di cuore, dunque. Che gli è costata anche qualche critica. “Il Wolfsburg era un trampolino verso un club dove mi sarei visto meglio in futuro. Non è che non mi interessasse il club, ma sono un atleta e voglio vincere. E devo loro comunque parecchio rispetto. In ogni caso, non credo sia una male che io abbia pubblicamente detto che il Wolfsburg non era la squadra che sognavo quando ero un bambino. E la penso ancora così. Io volevo avere dei benefici da loro e loro ne volevano da me. Il fatto che il nostro rapporto non fosse destinato a durare cinque o sei anni era chiaro a tutti. E sin dall’inizio eravamo d’accordo che se fosse arrivata una buona offerta, non mi avrebbero ostacolato”. E alla fine, è arrivato il PSG. Che non sarà la Juventus, ma insomma…

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