Dopo le minacce di morte, Tesillo racconta l’incubo: “Volevo uscire a giocare con i bambini, ma…”

Dopo le minacce di morte, Tesillo racconta l’incubo: “Volevo uscire a giocare con i bambini, ma…”

William Tesillo ha raccontato a El Pais l’incubo vissuto dalla sua famiglia in seguito alle minacce di morte ricevute per aver sbagliato il rigore che ha portato all’eliminazione della Colombia dalla Copa America.

di Redazione Il Posticipo

I calci di rigore sono il momento più temuto in una partita. Per questione di millimetri si può vincere, perdere o continuare a oltranza. E, in una competizione importante come la Copa America, non è mai facile prendersi la briga di calciarne uno. “Ma Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore“. Chi non conosce il ritornello di questa straordinaria canzone di Francesco De Gregori? Probabilmente i colombiani. Già, perché William Tesillo è stato minacciato di morte per averne sbagliato uno. E ora racconta a El Pais l’incubo vissuto dalla sua famiglia.

ERRORI –Dopo quel rigore ho passato due giorni a chiedermi cosa sarebbe potuto succedere. Mi passavano molte cose per la testa, gli errori non mancano mai nello sport, le critiche nemmeno e le accetto. Se uno gioca bene arriva l’applauso ma se qualcosa va male si mette in discussione tutto il resto. Le minacce, però, vanno oltre il calcio: sono un padre di famiglia, marito, figlio. Ci sono persone che soffrono, non solo io“. Con questa freddezza e razionalità, il difensore ventinovenne introduce l’argomento. “I miei figli sono piccoli e non capiscono questa parte e vorrebbero uscire al parco a giocare ma le circostanze non lo permettono“.

AL SICURO? NEANCHE IN ARMENIA –Questa situazione non posso gestirla e l’ho messa nelle mani di Dio. Ero in Armenia, perché mia moglie è di lì ma la polizia mi ha consigliato di rimanere in casa in via precauzionale. Meglio non uscire con i bambini perché non si sa mai cosa può succedere. L’idea era quella di andare in Armenia e poi a Barranquilla, in Colombia da mio padre ma la situazione non lo ha permesso“. Questo è il mondo assurdo in cui si vive. Il mondo in cui i calciatori sono eroi ma che se sbagliano possono diventare dei prigionieri, dei reclusi all’interno delle proprie case perché “non si sa mai cosa potrebbe succedere“.

FIDUCIA – Il ragazzo, però, nonostante lo shock non ha perso la fiducia in se stesso: “Se avessi la possibilità di calciare un altro rigore, proverei di nuovo“. Del resto, non che sia un rigorista ma Marca riporta che il difensore, nella propria carriera di club ne ha calciati moltissimi e li ha quasi sempre segnati. Ora, spiega a El Pais, tornerà a lottare per tornare in nazionale. E se dovrà tirare un rigore non starà tanto a pensare agli pseudotifosi che si permettono di entrare in questo modo nella vita privata di un calciatore che, sbagliando o meno, si prende la responsabilità di tirare un rigore.

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