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Dopo il Liverpool, anche Keane fa a pezzi lo United: “Ormai è triste vederli giocare. Non è più il mio club”

(Photo by Stu Forster/Getty Images)

Il 4-0 subito ad Anfield dal Manchester United è una ferita enorme nel cuore dei tifosi dei Red Devils. Al punto che persino Roy Keane non ha quasi neanche la forza di arrabbiarsi...

Redazione Il Posticipo

Il 4-0 subito ad Anfield dal Manchester United è una ferita enorme nel cuore dei tifosi dei Red Devils. La rivalità con i Reds, nonostante la classifica parli di due galassie differenti, è sempre fortissima e prendere quattro reti, dopo che a Old Trafford a ottobre ne erano arrivate altre cinque, è un'umiliazione troppo forte. Al punto che persino Roy Keane, l'anima dello United di Sir Alex Ferguson e ora apprezzatissimo commentatore, non ha quasi neanche la forza di arrabbiarsi. L'irlandese ha commentato la partita a SkySports e nelle sue parole, oltre a tanta rabbia, c'è molta rassegnazione.

"NON È IL MIO CLUB" - "Nella parte precedente della stagione ero arrabbiato, ora sono solo triste. Non c'è cuore, non c'è anima, non ci sono leader e non c'è un minimo di qualità. Quindi il risultato non è certamente una sorpresa. Il club è in pieno scompiglio, dalla dirigenza all'allenatore. Ed è una cosa triste da vedere. Non è più il mio club, quello con cui giocavo io, la differenza è come quella tra il giorno e la notte. Nessuno combatte e scende in campo per il suo orgoglio. Ma a questo livello non ci si può nascondere, quindi queste cose si vedono, le scoprono tutti. Ed è davvero triste veder giocare questa squadra. È il contrario di quello che si chiede a un top team, non c'è leadership o carattere. E quando le cose si fanno dure, crollano. Non combattono, non si vede determinazione." E i risultati confermano questa visione da parte di Keane.

LA GRANDE FUGA - Che non si ferma a quello che succede in campo, anzi. "Il club deve lavorare molto, non si vede nulla del Manchester United per cui giocavo io, è come se parlassimo di un club completamente differente. Prima c'era un minimo di orgoglio, ma ormai non più. E questa squadra non può neanche piacere, non ha anima, non riesci a sostenerli. Persino quello che dicono a fine partita, capisco che per i calciatori sia complicato fare interviste, ma sono tutti robotici, non mostrano emozioni. Vorrei capire cosa succede al centro sportivo. Qual è la cultura dei calciatori, dei giovani, chi aiuta questi ragazzi? Non ho mai sentito così tanti calciatori voler lasciare il Manchester United. Ai tempi in cui giocavo io avremmo detto 'lasciare lo United? Ma se è il più grande club del mondo!'. Avevamo il terrore che ci vendessero o che ci dicessero di andarcene. Ma ora no, sembra che tutti non vedano l'ora di prendere la porta, di andarsene il prima possibile dal Manchester United...". E se anche il Roy furioso si arrende...