calcio

Donnarumma, gli hacker e qualche post di troppo

La telenovela estiva del calciomercato si infittisce. Gigio e Mino si spalleggiano sui social, poi il portiere annuncia un incontro con il Milan. Poco dopo, smentita e chiusura dell'account di Instagram. Ma l'incontro ci sarà. E allora, dove sta...

Redazione Il Posticipo

Ci mancava anche l'hacker. Ma del resto, c'era da immaginarselo. La spy-story 2.0, una guerra mediatica a colpi di social network e conferenze stampa nella cucina di casa, necessitava anche dell'elemento di disturbo esterno per creare ancora più caos. Ricapitoliamo. Volano cinguettii, fioccano interpretazioni e smentite, poi all'improvviso la notizia. Violati i profili social di Gigio Donnarumma, che annuncia l'avvenuto attacco hacker e si chiude a riccio. Vero? Vai a capire. C'è più di qualche movimento da ricostruire per cercare di fare luce sulla nuova puntata di quello che ormai è il caso dell'estate.

#Donnaraiola, la coppia dell'anno

 Raiola e Galliani, presenti alla festa dei 18 anni di Donnarumma

Le scuse di Donnarumma (?)

 Mino Raiola in tribuna a San Siro

Confermati gli spiragli per il rinnovo

Però un'idea, forse, è possibile farsela. I tweet tra lui e Gigi (cioè i punti 1 e 2 di questa strana storia) vengono etichettati come veri ed ufficiali. Il post incriminato su Instagram non viene sbugiardato, anzi, Raiola conclude la giornata confermando che effettivamente dopo l'Europeo si incontrerà con la dirigenza milanista. E l'hacker? Neanche menzionato. Perlomeno strana come cosa.Il messaggio di Donnarumma, il cui contenuto è, ricordiamolo, corrispondente alla realtà, almeno per quel che riguarda la trattativa, era scritto di suo pugno ma si è rivelato un mezzo autogol? Probabile, dato che se giocatore e procuratore puntano ad ottenere il massimo nella negoziazione, far sapere al mondo che c'è un lato affettivo impossibile da ignorare è, economicamente parlando, farsi un danno. E allora mannaggia, qualche cattivone ha preso il controllo dell'account Instagram di Gigio, che forse ha dato un po' troppo la password in giro. Niente di vero, tutto inventato. Salvo poi confermare comunque l'incontro. E vissero tutti (più o meno) felici e contenti. Insomma, la spy story continua ed assume tinte sempre più surreali. E viene un po' di nostalgia a ripensare a quando, lontani dalla bacheche e dalle condivisioni virali, il calciomercato si svolgeva negli alberghi e nelle sedi delle società. All'epoca, il massimo del fake era mettersi i baffi finti per non farsi riconoscere, o camuffarsi sotto improponibili cappotti. Ora invece abbiamo gli hacker, gli hater e i follower. Frase fatta, ma forse si stava davvero meglio quando si stava peggio.