Il destino e il predestinato spingono il Milan in semifinale

Antonio Donnarumma, eroe della serata, e il predestinato Cutrone trascinano il Milan in semifinale di Coppa Italia in un derby risolto ai supplementari.

di Luigi Pellicone

La notte di Donnarumma e Cutrone. Non di Gigio, ma di Antonio. Storari si scalda, ma è tradito dalla schiena. Problema muscolare, non ce la fa. Resta solo un’alternativa. Donnarumma. Il fratello grande. Lo staff tecnico si guarda in faccia fra il rassegnato e la paura. Eh beh, questo passa il convento. Antonio in campo, e così sia.

Il fratello grande, salvato dal Grande Fratello

Pronti via, calcio d’angolo e deviazione di Perisic. Palla che non entrerebbe mai, ma Antonio se la mette in porta da solo. Autogol e psicodramma. Fermi tutti. Non vale. Il VAR dà una grandissima mano ad Antonio Donnarumma e gli evita la peggiore notte della sua vita sportiva. Premessa doverosa, l’intervento è corretto perché il fuorigioco è evidente. Così come l’errore del portiere rossonero, che avrebbe causato il vantaggio nerazzurro con il più clamoroso degli interventi maldestri. Antonio si passa la mano sulla fronte. Deterge pioggia o sudore? Il VAR non può dirlo. Si va avanti. Per quel poco che è stato impegnato, Donnarumma ha utilizzato pochissimo le mani. Uscite a pugni chiusi, stilisticamente non perfette, ma essenzialmente mirate ad allontanare il più possibile palloni ed eventuali guai. Il fratello grande non si fida della presa né probabilmente i compagni si fidano granché di lui. In un modo o nell’altro tuttavia, mantiene la porta inviolata. E poi si produce in un miracolo su Joao Mario. Una prodezza che infiamma il derby e lo carica. Bis su tiro da lontano di Brozovic e tap in di Candreva.

Cutrone, il predestinato

Cutrone entra, segna e vive la notte più bella della sua giovanissima carriera rossonera. Il predestinato è…destinato a giocare punta centrale. Nel suo ruolo più congeniale trova sempre il tempo di impensierire la difesa nerazzurra e creare scompiglio in area di rigore. Meno tecnico di Kalinic, probabilmente anche con meno visione di gioco. Però sente il gol e la porta come pochi. Il movimento sull’assist di Suso alle spalle del difensore è da centravanti vero. Senso della posizione, attacco della profondità, rapidità e precisione nell’esecuzione. Davvero difficile pretendere di più da un giocatore che si è già ritagliato un posto nel cuore della curva rossonera. Questo derby di Coppa Italia lo promuove a idolo. E forse, anche a titolare fisso.

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