For President – Luzzara e la Cremonese sotto la luce dei (suoi) riflettori

La storia del grande amore tra il Luzzara e la Cremonese, durato oltre trent’anni e nato…da una scintilla. Quella dei suoi riflettori, che gli sono valsi un posto nella storia del nostro calcio.

di Francesco Cavallini

Le storie d’amore più belle nascono spesso per caso. Ci si incontra, ci si piace e poi si decide di passare la vita assieme. E tutta la magia sta nella scintilla iniziale, il momento in cui si capisce che può nascere qualcosa di importante. Ecco, quella tra Domenico Luzzara (per tutti Menico) e la Cremonese non è una scintilla metaforica, anzi. È quella dei riflettori dello stadio Zini di Cremona, che a metà anni Sessanta erano stati appaltati alla sua ditta. Il club però ritardava continuamente i pagamenti per difficoltà economiche e alla fine, arrivato in società per riprendersi i lampioni, Luzzara finisce per prendersi…la Cremonese. Prima come commissario straordinario, poi dal 1970 come presidente.

Guarnieri e Mondonico, gli eroi degli inizi

Le storie d’amore più belle sono anche piene di incomprensioni, di problemi, di paure. La paura della serie D, un baratro dal quale è difficile riemergere. Ma nelle storie, non solo in quelle d’amore, ci sono sempre un paio di eroi che fanno sì che alla fine tutto vada come deve andare. Il primo è il classico cavaliere senza macchia e senza paura, ma con un sacco di argenteria in bacheca. Aristide Guarnieri, esattamente quello che viene dopo Sarti, Burgnich, Facchetti e Bedin nella filastrocca della Grande Inter. Due Coppe dei Campioni e carta d’identità che recita “nato a Cremona”. Perfetto per il nuovo corso di Menico Luzzara. Tre stagioni (due da capitano) e la promozione in C. Più in basso la Cremonese non scenderà più.

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La Cremonese che nel 1977 conquista la Serie B
L’altro eroe, beh, paura non ne ha, ma macchie (da un punto di vista comportamentale) sì. Arriva (anzi, ritorna, dato che aveva esordito proprio in grigiorosso nel 1966, prima di trasferirsi al Torino) nel 1972 da Rivolta d’Adda, più vicina a qualsiasi altra provincia lombarda che a Cremona. Si chiama Emiliano Mondonico e, in campo ed in panchina, fa la storia della Cremonese. Quando gioca è genio e sregolatezza. Quando allena non risparmia qualche strillaccio, ma le regole le fa rispettare eccome. Nove anni da calciatore, sei da tecnico. Il tecnico della Serie A. Già, perchè il presidente Menico Luzzara ci sa fare. Sa che il calcio è business e si piega alla ragion di stato quando deve cedere Cabrini in comproprietà ad Atalanta e Juventus o Prandelli, sempre agli orobici. Ma nel frattempo costruisce e, attraverso il florido vivaio, fa volare la Cremonese dove nessuno è mai arrivato prima.

Le cessioni importanti e dolorose

A guidarla sul campo è un altro figlio di Cremona, Gianluca Vialli, che però in A con i grigiorossi non giocherà mai. Viene ceduto alla Sampdoria e la Cremonese retrocede dopo un anno nella massima serie, nonostante i primi tesseramenti stranieri della sua storia, quelli di Zmuda e Juary. Arrivano le contestazioni, perchè i tifosi non accettano le cessioni eccellenti dei gioielli della squadra. Vaglielo a spiegare che per Luzzara quelli non sono calciatori, ma dei figli. E che ogni addio è un colpo ad un cuore che già poco prima di assumere la presidenza aveva dato qualche segnale di pericolo. Ma se la Cremonese vuole (e deve!) sopravvivere, la via è tracciata. E quindi dopo Vialli parte anche Attilio Lombardo, altro eroe di un’altra promozione, sempre in direzione Genova. E si torna a soffrire, tra la A e la B, perchè ormai la C è un lontano ricordo. Avanti e indietro, indietro e avanti.

Simoni, tre stagioni in A e un trionfo Europeo

Fino all’arrivo di Gigi Simoni, che di Luzzara è il figlio prediletto. Si vola di nuovo tra i grandi e stavolta ci si resta anche, per tre stagioni. Anzi, si va in Europa. Niente Coppa UEFA, meglio non esagerare, ma l’anno della promozione è anche quello del Trofeo Anglo-Italiano. La Cremonese batte in finale il glorioso Derby County e il presidente può sollevare una coppa a Wembley, qualcosa che pochi italiani possono vantare. Nel 1993/94 al posto della solita retrocessione arriva addirittura un decimo posto, grazie alle reti di Tentoni e Dezotti, che permettono ai grigiorossi di espugnare l’Olimpico contro la Roma. La stagione successiva si rivela un altro grande talento, quello di Enrico Chiesa, in prestito dalla Samp, che con 14 marcature contribuisce alla seconda salvezza. Stavolta però c’è due senza tre, perchè il miracolo non riesce e nel 1996 si torna in B.

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La Cremonese solleva il Trofeo Anglo-Italiano

Il saluto di Cremona al suo Presidente

Anzi, nel giro di un anno addirittura in C1. Fedele alla tradizione, la Cremonese sale e scende di nuovo, ma fa un altro doppio salto dalla parte sbagliata della classifica. Quando Menico Luzzara lascia la sua creatura, nel 2002, la squadra è in Serie C2. La fine sbagliata per un’avventura troppo bella per essere vera. L’addio definitivo arriva in un giorno di aprile 2006. Il ragioniere saluta Cremona e la Cremonese, con molti dei suoi figli, nel frattempo diventati padri o addirittura nonni, a scortarlo nell’ultimo viaggio. Ricordando il grande amore tra il Presidente e la Cremonese, durato oltre trent’anni e nato…da una scintilla. Quella dei suoi riflettori, che gli sono valsi un posto nella storia del nostro calcio.

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