Vita dura per i diffidati: ma il regolamento ha un senso?

Diffidati sotto attento controllo della UEFA. Carvajal potrebbe pagare un cartellino giallo programmato. Dura legge, ma legge. Anche giusta?

di Redazione Il Posticipo

Dopo Manolas, anche Carvajal è nel mirino della giustizia sportiva per aver violato l’articolo 15 del regolamento disciplinare con un cartellino giallo “programmato”. E adesso rischia due giornate di squalifica. L’UEFA studierà il caso il prossimo 7 dicembre. Il procedimento disciplinare si lega al referto del delegato UEFA. Se il cartellino giallo sarà giudicato “studiato” il difensore salterà l’ultima giornata del girone e l’andata degli ottavi di finale.

Una punizione severa per un regolamento inadeguato

In un torneo come la Champions, dove ogni partita è fondamentale, la squalifica del giocatore rischia di diventare un problema. Ecco, perchè, a volte, chi è “carico” di cartellini va a “cercarsi” più o meno platealmente, l’ammonizione che gli “serve” per raggiungere il tetto necessario utile alla squalifica. Magari da scontare in una partita ininfluente. Un comportamento sicuramente antisportivo.

Esistono, però, eccome, le attenuanti generiche

Il regolamento è però troppo rigido: il giocatore viene squalificato quando somma due ammonizioni. Un provvedimento mirato senza dubbio a prevenire il gioco violento, ma troppo limitativo. É impensabile che in partite di così alto contenuto agonistico un giocatore rischi di non giocare una finale per un cartellino di troppo Il caso più lampante è legato a Pavel Nedved, costretto ad assistere dalla tribuna alla finale contro il Milan del 2003 per un fallo a centrocampo nei minuti finali della sfida con il Real. La UEFA ha adeguato il regolamento, allineandosi all’azzeramento dei cartellini, una volta raggiunti i quarti di finale.

Falle e lacune di un sistema da rivedere

Resta inteso però che è impossibile stabilire con ragionevole certezza se un fallo è stato commesso appositamente oppure no. Resta tutto nella discrezionalità dell’arbitro. Il destino dei diffidati è in mano alla sensibilità del direttore di gara. Che, paradossalmente, proprio perché ritiene un’ammonizione studiata, non dovrebbe concederla. Così, però, commetterebbe un errore. Dunque? Non se ne esce. Non si può pretendere da un calciatore che non provi a disfarsi di una spada di Damocle. Cosi come da un arbitro che non applichi il regolamento. Resta dunque da appellarsi al buonsenso. Che si traduce con una modifica del regolamento necessaria e magari anche rapida.

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