Diamanti: “Che errore lasciare il West Ham. A Bergamo il discorso di Percassi fu da applausi”

Alino Diamanti, 37 anni e non sentirli. La voglia di calcio è ancora intatta. Come la passione che lo ha sempre accompagnato lungo una carriera avventurosa.

di Redazione Il Posticipo

Alino Diamanti, la carta d’identità non è verdissima ma la  voglia di calcio è ancora intatta. 37 anni e non sentirli Anzi. Il calciatore attualmente gioca in Australia con il Western United e ha tutta intenzione di continuare, come dichiarato a Sky Sport durante la trasmissione “Calciomercato, l’Originale”.

CONTINUARE – Il periodo di quarantena non ha interferito sull’umore del giocatore.  “Claioc osì bene perché avevo un grande centro sportivo dove potevo allenarmi. Giocavo il sabato nel 1982 e la domenica nel 1983 ed ero capocannoniere in entrambe le categorie. Mio nonno, Rodolfo Becheri era il padrino di Rossi e Bobo Vieri. In Australia la vivo come tutti. Non è una quarantena, si va a step. Qui si vive il calcio con professionalità. Sono disciplinati e organizzati. Il popolo cinese è un bel popolo. Sono stato bene, mi hanno dato emozione e calore.  Ho 37 anni sto bene fisicamente e di testa. Sino a che riesco a “dare la paga” ai ragazzini non ho intenzione di smettere”.

AVVENTUROSO – Il calcio vissuto da Diamanti è avventuroso. “Ho giocato con 40 di febbre in Nazionale pur di non perdere il posto. Giocai una partita disastrosa, ma quando hai un sogno a portata di mano, ci vuoi essere”. Indimenticabile anche l’ esordio con il West Ham, rigore contro il Liverpool, scivola e segna: “Pepe Reina urlava e si lamentava. Diceva che avevo fatto due tocchi. Pensa che figura meschina che avrei fatto sbagliandolo. All’inizio non capì perché andassero il doppio di me. Con l’aiuto di Zola sono riuscito ad ambientarmi. Lasciare il West Ham è stato un errore”.

AMATO – Ovunque sia stato, Diamanti ha lasciato il segno: “Sono stato amatissimo ovunque. Ricordo con piacere il discorso di Percassi all’Atalanta. Da applausi. Mi ha emozionato. Un presidente dalla parte della città, è il primo tifoso della città. Se non sono arrivato presto ad alti livelli è stata colpa mia. Pensavo che bastava giocare meglio degli altri, ma con la “vitaccia” che ho fatto ci sono arrivato tardi. Sono arrivato a 24 e ci sono rimasto. Oggi arrivano a 18 e poi scompaiono. Mai avuto problemi con un allenatore. Con me chi parla chiaro non ha mai problemi”.

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